venerdì 23 gennaio 2009

Relazione del Commissario Sen. Massimo Brutti all'Assemblea PD Abruzzo

Relazione introduttiva Sen. Massimo Brutti
Assemblea Regionale PD Abruzzo
Pescara 16 gennaio 2009
Approvata con voto unanime dall’Assemblea con un solo astenuto

Il primo impegno cha abbiamo di fronte è guardare al di fuori di noi stessi. Soltanto così saremo in grado di costruire davvero il Partito democratico, in una fase di crisi che investe l'Italia e che è senza precedenti nella storia recente delle Repubblica.
In Abruzzo abbiamo subito, con le elezioni di metà dicembre, una pesante sconfitta, per ragioni politiche: per i vuoti e le difficoltà dell'azione di governo a livello regionale e perché il Pd non è riuscito a costruire quell'alleanza vasta di cui vi era bisogno e che sarebbe stata possibile. Nei sei mesi trascorsi dall'inizio della vicenda giudiziaria che ha travolto il vertice della giunta fino alle elezioni, il partito regionale non ha compiuto scelte politiche capaci di andare oltre l'amministrazione ordinaria e di imprimere una svolta alla nostra iniziativa.
Le incertezze nazionali si sono sommate alle difficoltà del partito abruzzese.
Come si supera la sconfitta? Come si crea una prospettiva nuova?
Anzitutto puntando sul partito e sul suo rinnovamento.
Per costruire il partito non basta trovare gli organigrammi giusti. Non basta decidere degli assetti interni. L'idea che ci ha mosso in questi mesi è che il prossimo Congresso nazionale debba giungere dopo una fase nella quale il partito si dà radici, si organizza come una comunità di donne e di uomini, in grado di interpretare e portare dalla nostra parte una vasta opinione pubblica che chiede equità sociale, moralizzazione e riforma della politica.
Sono queste le due priorità: da un lato il radicamento e la capacità di comunicare con le persone; dall'altro l'impegno a cambiare il volto della politica.
Chi ha sulle spalle lo spettro della crisi - e si tratta della maggioranza degli italiani - sempre meno tollera gli sprechi, il trasformismo, i favori, i privilegi, l'attaccamento cieco al potere che - nella crisi dei partiti - sono apparsi ed appaiono ai più elementi costitutivi della politica italiana.
Abbiamo parlato spesso di vocazione maggioritaria del partito democratico. Ebbene, essa dipende dalla capacità di rinnovamento che avremo. Non basta un programma riformista. Ad esso noi stiamo lavorando e la Conferenza programmatica di aprile sarà un momento saliente in questa prospettiva.
Ma il programma vale qualcosa se nasce da una consultazione e da una mobilitazione estesa dei ceti che la crisi penalizza, se è legato ad una mobilitazione di forze sociali e culturali: insomma, se riusciamo a fare in modo che una parte grande del paese si riconosca in esso.
C'è bisogno perciò di un lavoro molecolare, nei territori, per preparare bene la Conferenza programmatica e per porre le premesse di un recupero elettorale.
Propongo che in tempi brevi il Partito democratico abruzzese promuova due appuntamenti di riflessione, di proposta e di battaglia politica. Il primo è un incontro di tutti i responsabili dei circoli, per verificare a che punto siamo e per lanciare una vera e limpida campagna di tesseramento al partito. Credo che dobbiamo rimettere al centro dell'attività politica la figura dell'iscritto, stabilendo che egli abbia diritti certi. Un partito non è fatto soltanto di primarie; le primarie all'infinito generano disaffezione. Abbiamo bisogno di partecipazione vera e dobbiamo dare agli iscritti più diritti di quelli che riconosciamo ai simpatizzanti chiamati alle primarie. Altrimenti, qual è l'incentivo ad iscriversi?
Il secondo appuntamento è una conferenza di tutti gli amministratori abruzzesi del Partito democratico, per un bilancio di ciò che si è conseguito e per la definizione degli obiettivi futuri.
Il programma che va definito per l'Abruzzo e col quale ci prepariamo alle elezioni sarà credibile e coinvolgerà settori ampi della società regionale, se accanto alle grandi proposte nazionali noi riusciremo a costruire, attraverso una elaborazione collettiva, un quadro coerente di iniziative e battaglie riformiste nei territori.

Le risposte della destra alla crisi sono insufficienti. Le prime scelte del governo Berlusconi, immediatamente successive alle elezioni, mentre già era chiaro che entravamo in una fase dura e difficile, sono state inutili e dannose. Penso agli sprechi messi a carico della collettività nella vicenda contorta dell'Alitalia. Penso all'abolizione dell'Ici, anch'essa una fonte di spreco, in favore dei ceti medio-alti.
Sono venute poi le decisioni nervose e irragionevoli: i tagli alla scuola, all'università, alla ricerca. Il contrario di quel che si dovrebbe fare per investire sul futuro.
Voglio segnalare in particolare il carattere unilaterale e sovversivo dell'attacco alla scuola, di cui ancora nei giorni scorsi si è fatto portavoce, con toni parossistici, il ministro Brunetta. Noi dobbiamo difendere la scuola italiana e il lavoro di tanti - professori e personale non docente - che la fanno vivere. Così come non possiamo accettare la denigrazione sprezzante di tutti coloro che lavorano alle dipendenze dello Stato. Dove sono le proposte di riforma, dove le misure volte a premiare il merito? Abbiamo davanti un governo incapace di una politica anti-crisi coraggiosa e tale da unire gli italiani.
Per il lavoro politico e per l'impegno di riconquista del consenso che il Partito democratico dovrà condurre nei prossimi mesi in Abruzzo, io propongo di mettere al centro dell'analisi e delle nostre iniziative le questioni di fondo, che riguardano la crisi e le condizioni di vita delle persone.
Si accentuano progressivamente le difficoltà per i lavoratori, soprattutto delle generazioni iù giovani. Soffrono di più coloro che non hanno indennità di disoccupazione né alcun ammortizzatore sociale, come i precari.
I redditi da lavoro e da pensione perdono potere d'acquisto.
Viene razionato il credito bancario per le piccole e medie imprese, che contemporaneamente subiscono l'effetto negativo del ritardo dei pagamenti dovuti dalle pubbliche amministrazioni.
Noi abbiamo proposto di rafforzare gli ammortizzatori sociali, attraverso l'introduzione di una misura temporanea di sostegno al reddito dei disoccupati sprovvisti di copertura assicurativa, da associare ad attività di formazione e programmi di reinserimento lavorativo (da finanziare con 1,5 miliardo di euro).
Abbiamo proposto di ridurre le tasse su lavoro e pensioni attraverso l'innalzamento delle detrazioni sui redditi da lavoro dipendente, autonomo e da pensione. per un importo medio di 500 euro.
Abbiamo proposto di sostenere in modo concreto le piccole e medie imprese attraverso un fondo da 3 miliardi di euro per il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese fino a 250 dipendenti; utilizzando la Cassa Depositi e Prestiti per anticipare i pagamenti dovuti dalle pubbliche amministrazioni alle micro, piccole e medie imprese e finanziando i Confidi per ulteriori 500 milioni di euro;
Abbiamo proposto di attivare gli investimenti degli enti locali, prevedendo l'allentamento del Patto di Stabilità Interno per interventi emergenziali di carattere sociale e per spese in conto capitale, così da consentire agli Enti Locali di completare le opere pubbliche avviate e bloccate dalla Legge 133/08 (1 miliardo di euro), e dando così un impulso alla crescita.
Insomma, una manovra impegnativa (per un valore di 16 miliardi di euro) ed abbiamo indicato puntualmente i modi di reperimento delle risorse.
Si tratta di proposte ambiziose e radicali. Muovendo da esse dobbiamo dare battaglia nel parlamento e nel paese; e dobbiamo incalzare il governo affinché le sue scelte siano all'altezza dei problemi che incombono. Una convergenza su alcuni grandi interventi è ciò di cui avrebbe bisogno l'Italia, ma le condizioni politiche per questo salto in avanti non ci sono. La risposta del Governo, a tratti interlocutoria, a tratti negativa, rivela una sottovalutazione della gravità della crisi.

A parte l'inadeguatezza della destra, anche noi siamo deboli, nonostante l'elaborazione compiuta, nonostante le vie che indichiamo.

Non riusciamo a canalizzare le domande sociali di politiche anti-crisi e di riforma, perché lo strumento essenziale per fare questo, cioè il partito, vive una fase di incertezza e di appannamento.
E' questa condizione che va capovolta.

La situazione dell'Abruzzo non è diversa da quella generale del paese. Si è avuta nel 2008 una flessione della produzione industriale del 2,5 % ed un ulteriore calo dell'occupazione dell'1,1 %. La cassa integrazione è in crescita esponenziale anche in realtà finora trainanti per l'economia abruzzese, come le grandi aziende della Val di Sangro.
Vi è spazio per una iniziativa della regione, che noi dobbiamo proporre, sia in materia di ammortizzatori sociali, sia al fine di sostenere le imprese, specie medio-piccole. Occorrono misure urgenti per agevolare l'accesso al credito.
La regione non deve perdere l'occasione rappresentata dalla programmazione dei nuovi fondi europei e dei fondo FAS stanziati dalla finanziaria.
Gli obiettivi strategici per lo sviluppo della regione sono: la mobilità e le infrastrutture; l'ammodernamento e la messa in efficienza della rete idrica regionale, la creazione di un efficace e moderno sistema di smaltimento e riciclaggio dei rifiuti; la ricerca, l'energia, le fonti pulite e rinnovabili, la bonifica dei siti inquinanti.
Tutto ciò richiede contemporaneamente una politica selettiva di risanamento finanziario. A partire dal deficit sanitario, che grava pesantemente sulla programmazione e sulle politiche regionali: deficit ereditato dalla giunta di destra e rispetto al quale il nostro governo regionale aveva impostato una politica di contenimento e di rientro solo in parte attuata.
Possiamo saldare efficacemente l'iniziativa sulle grandi questioni nazionali che toccano l'Abruzzo con quella da sviluppare specificamente nella regione. Perciò credo che sia necessario avviare subito un lavoro comune di identificazione delle priorità e di attività congiunte tra il gruppo dei parlamentari nazionali dell'Abruzzo ed il nuovo gruppo regionale che si insedierà tra qualche giorno.
Il partito si forma e si rafforza soltanto nel vivo di un impegno politico volto all'esterno. Esistono le energie e le competenze per organizzare la battaglia politica sui temi veri che riguardano la vita dei cittadini? Sì, io so che in Abruzzo esistono, perché vi sono tanti militanti nostri, tanti dirigenti di partito, tanti amministratori in questa regione, che hanno condiviso la scelta del partito democratico e che oggi sono in grado di farla vivere, capaci di porsi come punti di riferimento di una nuova comunicazione con la società, di un lavoro di massa, per unire attorno a noi un arco vasto di strati popolari e di opinione pubblica che è disorientata ed alla ricerca di nuove ragioni di fiducia nell'agire politico.
Io sono qui per dare una mano, per contribuire ad un rilancio delle nostre forze e ad una svolta.
La decisione del commissariamento, assunta dal segretario del Partito democratico, che mi assegna un compito serio ed oneroso, non nasce dalle vicende giudiziarie, ma dalla sconfitta politica in Abruzzo e dall'opportunità che si è ravvisata di offrire un aiuto all'impegno del Pd in questa regione.
Tocca a me, in questo momento, lavorare per mettere a frutto tutte le risorse del partito e per arricchirle, utilizzando l'esperienza e la partecipazione di militanti e dirigenti che appartengono a diverse generazioni e contemporaneamente promuovendo con decisione un nuovo gruppo dirigente di giovani, al quale tutto il partito deve dare sostegno e fiducia. I giovani sono già presenti ed impegnati in primo piano nel Pd abruzzese e ciò si deve alle scelte buone che di recente sono state compiute, anche per merito di chi ha diretto le due forze politiche fondatrici del Pd e di chi ha avviato la sua fondazione.
Ma ora bisogna andare più avanti. Chi ha avuto compiti di direzione e ruoli pubblici di rilievo in questi anni deve avere la generosità e la lucidità di contribuire attivamente al ricambio.
Il segnale forte che deve venire dal nostro lavoro è che il Pd si rinnova e che il suo obiettivo è contribuire al rinnovamento ed alla moralizzazione della politica, in questa regione e in Italia.
Vorrei che lanciassimo, nelle prossime settimane, una grande offensiva politica per la trasparenza, per il rigore nelle istituzioni e nei comportamenti pubblici, con iniziative che siano di esempio, che partano dall'Abruzzo e mostrino la vocazione riformatrice del Partito democratico.

Dobbiamo costruire un nuovo patto tra politica e cittadini.
Cominciamo da noi stessi.


Propongo che il Pd si doti di un Portale dei Democratici abruzzesi come strumento di partecipazione e trasparenza del partito, a cominciare dal rapporto tra i propri rappresentanti nelle istituzioni e i cittadini. All’interno del Portale dovrà essere contenuta l’Anagrafe pubblica degli Eletti. Penso che lo Statuto Regionale del partito debba essere modificato per prevedere l’impegno degli eletti del PD ad aderire a tale anagrafe, a rendere note le proprie fonti di reddito (stipendi, rimborsi, gettoni di presenza ed ogni altra retribuzione o guadagno percepito), a far conoscere il proprio patrimonio; a dichiarare non solo i finanziamenti ricevuti, ma anche i doni (che se superiori ad un valore modico non dovrebbero essere accettati da chi ha responsabilità politiche); e poi, per quel che riguarda l'attività istituzionale, a documentare le proprie votazioni, le proposte di legge, le delibere assunte, le presenze nelle assemblee elettive, ecc. Chi sceglie l’impegno politico, chi rappresenta i cittadini ha un dovere in più: quello di rendere trasparenti tutti i propri comportamenti e le proprie scelte.
Anche la trasparenza delle attività amministrative va garantita con il massimo di rigore. Quali sono le spese? Quali gli appalti? Vi sono consulenti? Come vengono scelti? Quali sono i contratti e quali le retribuzioni? Su quali capitoli di spesa dell'amministrazione vengono pagati? A quanto ammontano le spese per gli staff, per gli uffici, per gli eventuali viaggi istituzionali sia dell’eletto sia dello staff (di cui va documentato lo scopo istituzionale), le spese telefoniche e per la dotazione informatica-

La politica deve essere capace di controllare e riformare se stessa, prima che si attivino i controlli giudiziari.
Come abbiamo detto più volte, noi rispettiamo il lavoro della magistratura.
Ci siamo battuti e ci batteremo per l’indipendenza e l’autonomia dell’ordine giudiziario, per la costituzione.
Esercitiamo ed eserciteremo il diritto di critica nei confronti dei provvedimenti giudiziari.
La critica è qualcosa di diverso dalla denigrazione dei magistrati, che tante volte è stata usata dal vertice della destra per sostenere spudoratamente i propri uomini messi sotto processo e condannati. Noi chiediamo che i procedimenti penali in vario modo riguardanti la politica abruzzese, da quello che ha dato luogo ai provvedimenti del 14 luglio ai più recenti si compiano in tempi ragionevoli; chiediamo che sia possibile al più presto – con la conclusione delle indagini preliminari – giungere ad una prima decisione emessa da un giudice terzo e poi eventualmente che si celebri in tempi ravvicinati il dibattimento, nel rispetto delle regole.
Abbiamo rivolto una critica, con argomentazioni meditate, all’altalena di provvedimenti giudiziari contraddittori relativi alle vicende di Pescara. Non mi sembra – a leggere le tre ordinanze – che vi fosse una necessità così stringente di disporre gli arresti domiciliari del Sindaco, in relazione ad un’inchiesta già in corso da tempo, sul cui impianto accusatorio abbiamo poi letto valutazioni alterne ed oscillanti nei provvedimenti del Giudice per le indagini preliminari.
Di fronte alle aspre polemiche che si sono aperte dopo la scelta ultima di Luciano D’Alfonso (il certificato medico, eccetera), non posso che ripetere quanto già ho detto. Si è trattato di una decisione personale che esprime comunque la volontà di compiere un passo indietro e di difendersi nel processo.
Quale che sia il giudizio sulla procedura seguita, questa volontà merita il nostro apprezzamento.
Ora spetta al Ministero dell’Interno verificare la regolarità della procedura e decidere. Noi rispetteremo la decisione del Ministero.
Il fatto che sia la giunta uscente a svolgere l’ amministrazione fino al voto di giugno - se così sarà – non è certo un fatto negativo, poiché si tratta di una compagine che ha una investitura democratica e rappresenta i cittadini di Pescara.
Alle prossime elezioni presenteremo il bilancio nettamente positivo della nostra amministrazione, che ha cambiato il volto della città. Confermeremo l’impegno a governare, a proseguire e sviluppare tutte le iniziative che hanno dato un’impronta nuova a Pescara dopo le pessime prove amministrative della destra.


Il PD dell’Abruzzo promuoverà assemblee periodiche in tutti i comuni e nelle singole province in cui amministratori ed eletti illustrino la propria attività: gli impegni assunti in campagna elettorale e portati a termine, quelli da portare a termine ed in quali tempi: sia per quanto riguarda le Amministrazioni da noi governate, sia per le iniziative e le proposte avanzate nelle istituzioni in cui svolgiamo il ruolo di opposizione.
E' questo un buon modo per incominciare la campagna elettorale.
Noi naturalmente sosterremo con l'impegno di tutto il partito i nostri amministratori uscenti e lavoreremo per ricandidare coloro che hanno svolto un solo mandato ed hanno lavorato tutti, spesso con significative realizzazioni, al servizio dei cittadini.

In questi giorni ho svolto una serie di consultazioni per poter assolvere nel modo migliore possibile al compito che mi è stato affidato. Il partito che vedo negli incontri, nelle assemblee a cui partecipo, mi sembra avere in sé forze vitali e capacità di radicamento. La sconfitta politica lo ha ferito, ma vi sono tutte le condizioni per una ripresa. Io avverto la necessità che si stabilisca un clima di fiducia più forte tra tutti coloro che rappresentano o dirigono il partito e che devono impegnarsi a costruirlo. Vorrei che ciascuno abbandonasse le logiche e le riserve mentali provenienti dalle appartenenze di ieri. Abbiamo un'opera comune da compiere.
Voglio dirlo con chiarezza: le spinte divaricanti devono essere combattute politicamente con fermezza ed io intendo farlo senza risparmio di forze. Se qualcuno pensa che si possa tornare indietro, che l'unità del partito democratico possa essere messa in discussione, magari con l'idea di poter ripiegare sulle identità del passato, ebbene sbaglia profondamente.
Ho criticato a suo tempo l'improvvisazione e l'eclettismo culturale che hanno segnato le posizioni di alcuni sostenitori del Pd, i quali immaginavano una nuova formazione politica fuori dalla storia, leggera, sospesa a mezz'aria: il partito dei gazebo, che si smontano quando viene la cattiva stagione, oppure vengono scoperchiati da un colpo di vento. Ma proprio per questo oggi vedo un'unica via. Costruire un partito vero: una organizzazione democratica che stia dentro la vita della società, che metta insieme le persone, che si ricolleghi alle grandi visioni della cultura democratica e repubblicana, agli interessi dei ceti popolari, ai principi della solidarietà e dell'uguaglianza.
Io sono qui per sostenere e per far prevalere questa linea politica. Il mio è un incarico a tempo. Non ho aspirazioni di nessun genere. Ho alle spalle una lunga ed intensa esperienza parlamentare e di direzione politica. Come avviene nei paesi civili, credo sia utile che chi ha lavorato per un notevole periodo in un'assemblea parlamentare torni poi alla propria attività lavorativa e professionale. L'ho fatto nei mesi scorsi ed intendo continuare a svolgere il lavoro che è mio e che mi porta nell'università a parlare con tanti giovani, ad insegnare, ma anche ad apprendere da loro.
Mi si chiede un impegno politico a tempo, e tuttavia capace di realizzare risultati di cui il partito in questa regione ha bisogno.
Intendo adempiere a questo compito con serietà. Se avessi partecipato alla cena di qualche sera fa tra alcuni amici miei e nostri, di cui hanno scritto i giornali, avrei detto io per primo che il mio incarico dev'essere temporaneo. Pochi mesi; collaborare alla preparazione delle elezioni, investire nuovi organi di direzione regionale e poi via. Saremo in grado di creare una nuova direzione e condizioni di normalità prima delle elezioni? Io mi adopererò a questo fine. Ma una cosa è la temporaneità, che significa accompagnare il lavoro del partito verso la scadenza delle elezioni e creare al più presto i presupposti di una nuova guida. Altra cosa è voler abbreviare questa temporaneità fino al punto di dire: "te ne devi andare subito".
Lasciare ora o fra un paio di settimane l'attività che ho appena iniziato sarebbe una scelta contraddittoria ed un cedimento ad una visione miope e sbagliata dell’emergenza abruzzese.
Io voglio essere il garante di una ripresa e di una forte spinta all'innovazione. E’ un obiettivo non solo da perseguire qui. E’ un obiettivo nazionale. Ma intanto cerchiamo di realizzarlo qui. La prima fase del percorso, quella che consiste nell'ascoltare, nel rendermi conto dei problemi, nel lavorare per unire le forze, non è ancora compiuta; ma è mio interesse ed interesse di tutti accelerare l’opera avviata.
Dovremo insediare nei prossimi giorni il nuovo gruppo regionale, che eleggerà la sua presidenza. Lavorerò per una soluzione condivisa, che contenga un chiaro messaggio di innovazione.
E' oggi troppo presto - proprio perché il percorso di ascolto e di garanzia che ho intrapreso è in fase di svolgimento - per definire nuovi organi regionali. Anche su questo punto, vi chiedo fiducia ed aiuto allo scopo di concludere quanto prima possibile.
Come vedrete, nella fase che ci attende vi sarà bisogno del lavoro di tutti ed io mi impegno ad utilizzare tutti i quadri che hanno vissuto le diverse stagioni della nostra storia politica di questi anni, non solo per la considerazione che ho di loro, ma perché il Partito democratico ne ha bisogno.
Il compito di promuovere pienamente un gruppo dirigente che esprima l'innovazione in tanto ha successo in quanto sia condiviso dai meno giovani e da tutti coloro che vogliono essere corpo attivo del partito. Vi chiedo disponibilità.
Sarà molto importante per rendere utile il mio impegno, la collaborazione dei segretari delle federazioni abruzzesi. Credo che essi debbano essere affiancati nell'opera che li attende da organismi agili e rappresentativi per ciascuna federazione. Ne abbiamo già parlato nelle consultazioni e qualche giorno fa nell'assemblea provinciale di Chieti.
Occorre avviare subito, a partire dai territori e tenendo conto delle loro peculiarità, la preparazione dei programmi e della piattaforma politica con la quale andremo alle elezioni. Io intendo partecipare al lavoro delle singole federazioni. E credo che l'assemblea di oggi debba dare un mandato per avviare subito il lavoro: sia quello dei territori, sia quello che io stesso potrò svolgere a livello regionale d'intesa coi segretari, con gli organismi che li affiancheranno ed in stretto raccordo con le assemblee provinciali e con l'assemblea regionale, a cui spetterà la discussione e l'approvazione delle linee programmatiche e politiche, quindi delle scelte fondamentali relative alle prove elettorali che ci attendono.


L'alleanza da costruire, nella chiarezza dei programmi e con un impegno reciproco alla lealtà, dev'essere ampia. Occorre crearne le premesse subito nei territori; ma noi dovremo ricercare anche tempestivamente una convergenza non effimera ed una intesa a livello regionale. La convergenza politica è da realizzare nel consiglio regionale. E lo stesso problema dobbiamo affrontarlo per le elezioni provinciali e per quelle comunali. Intendiamo avviare un confronto con l'Udc, che pensiamo possa in Abruzzo contribuire utilmente ad una coalizione con noi e con le altre forze che già insieme a noi hanno condotto la battaglia elettorale per le regionali.
L’incontro con l’UDC può essere un elemento di novità rilevante, non solo per lo scenario regionale.
Io credo d’altra parte che forze di sinistra, come Rifondazione e i Comunisti Italiani abbiano interesse alla formazione e al successo di amministrazioni capaci di venire incontro agli interessi dei ceti popolari, per questa prospettiva di governo lavoreremo.
E sono convinto che l’Italia dei Valori possa contribuire utilmente ad amministrazioni fondate su un’intesa limpida, fondata su un dialogo vero, senza soluzioni strumentali.

Pensiamo ad una coalizione capace di parlare a settori diversi della società abruzzese, anche rivolgendosi all'opinione pubblica moderata, che per molte ragioni tende ad allontanarsi dalla destra e può convergere con noi su un progetto riformista e di corretta amministrazione. Dobbiamo perciò partire con una proposta chiara e leale di ampia unità.
Nei contatti e nei rapporti che avvieremo con le altre forze politiche, è molto importante per noi, per le scelte da compiere, che dall'inizio si manifesti un reciproco rispetto. E' la precondizione essenziale. Noi - come ho già detto - sosteniamo i nostri amministratori uscenti; ne difendiamo il lavoro. Non accettiamo diktat dagli alleati che vogliano costruire con noi una coalizione. Il concetto stesso di diktat, di intimazione, è in stridente contrasto con il concetto di alleanza. Si cambia registro rispetto al passato recente, se qualcuno pensa di scegliere la via delle polemiche pretestuose contro di noi sbaglia ed avrà le risposte che merita.
Le scelte in materia di candidature noi le compiremo insieme, salvaguardando le risorse umane che abbiamo, tenendo conto dell'esigenza di valorizzare le nostre esperienze, i nostri uomini e le nostre donne, anche quando si tratterà di scegliere nell'ambito della coalizione candidati comuni che non appartengano al nostro partito.

Insomma riprendere la battaglia, costruire il partito, creare una vasta coalizione sono gli obiettivi e i doveri che abbiamo in questo momento.
Abbiamo la responsabilità noi di stare in campo, di offrire ai cittadini, ai lavoratori, alle famiglie un’alternativa credibile al declino dei nostri territori, alla cristallizzazione dei privilegi, alla decadenza della politica.
Abbiamo il dovere di creare e trasmettere ai giovani occasioni nuove di speranze.
Svolgeremo in questa prospettiva il compito che spetta, oggi a ciascuno di noi. . Con tutte le forze di cui siamo capaci.

giovedì 15 gennaio 2009

Contributo per la proposta programmatica del PD Abruzzo

Bozza incompleta e non corretta


COSTRUIAMO L’ABRUZZO DEL NUOVO SECOLO
Le linee programmatiche del Partito democratico per l’alternativa di governo


RISANAMENTO E SVILUPPO
RIFORMA DELLA P.A. REGIONALE
UN NUOVO WELFARE REGIONALE. SANITA’.
LO SVILUPPO SOSTENIBILE. NO AL CENTRO OLI
UN PATTO ETICO TRA LA POLITICA E I CITTADINI
QUALE PARTITO PER QUALE OPPOSIZIONE

Le elezioni del 14 e 15 dicembre hanno segnato una grave rottura nel rapporto di fiducia tra la società abruzzese e la politica.
Non vogliamo per nulla sottovalutare il significato della sconfitta subita dal centrosinistra e del risultato negativo del PD, ma la percentuale record del 47% di astensione segnala una crisi che colpisce tutta la politica e l’intera classe dirigente di questa regione.
Si è chiuso un ciclo che ha visto centrodestra e centrosinistra alternarsi al governo della Regione, senza avere la capacità di dare uno sbocco alla transizione di una Regione uscita dalla condizione di arretratezza storica, per entrare pienamente nel contesto della competizione del mercato integrato europeo con le altre regioni più avanzate.
Le maggiori attese di cambiamento erano riposte nel centrosinistra e nelle forze riformiste, fondatrici del PD abruzzese. Queste attese sono rimaste deluse, a causa delle incertezze, delle divisioni e delle debolezze di una coalizione, che pure aveva vinto largamente le elezioni del 2005; e a causa di un ritardo nel combattere la crisi che ha attraversato la classe dirigente di questa regione in tutte le sue componenti. Il contraccolpo è stato pesante; più della metà del nostro elettorato ha scelto non di schierarsi con la coalizione avversaria, né con altre forze del centrosinistra, ma di non recarsi alle urne.
Ora, alla luce della vittoria conseguita e del consenso ricevuto, che ha visto lo schieramento costruito attorno al PDL, prevalere con una maggioranza non schiacciante di pochi punti, è responsabilità del centrodestra e di Chiodi governare l’Abruzzo e guidare l’Abruzzo fuori dalla crisi. La coalizione che ha vinto, sotto l’apparenza di una forte semplificazione dei partiti, nasconde ancora tensioni e differenziazioni, con la presenza al suo interno, fortemente condizionante, dello stesso ceto politico che è stato protagonista delle passate gestioni fallimentari della destra abruzzese.
Compito del PD è costruire un’opposizione responsabile, senza sconti, capace di controllare l’operato della Giunta e della maggioranza in Consiglio regionale, di avanzare proprie proposte per la crescita dell’Abruzzo.
La situazione di grave difficoltà della nostra regione, in particolar modo a causa del pesante debito accumulato principalmente sotto la Giunta Pace, nel contesto della drammatica crisi economica e finanziaria internazionale, che coinvolge anche il nostro Paese, richiedono uno sforzo ed un impegno di tutta la società abruzzese per il risanamento, le riforme necessarie, lo sviluppo e la tutela dei ceti più deboli. Su questo piano, siamo pronti ad incalzare la Giunta del centrodestra e a trovare anche le necessarie convergenze nell’interesse comune del nostro Abruzzo, a patto che ci sia un’effettiva disponibilità al dialogo e alla condivisione da parte della Maggioranza sia con l’Opposizione e sia con le forze sociali.

Il Partito Democratico è nato in Abruzzo il 14 ottobre 2007 per avviare una nuova stagione della politica regionale. Una nuova stagione della programmazione, in primo luogo, affinché l’Ente regione torni a svolgere la sua funzione di legislatore e di programmatore dello sviluppo, riformando i sistemi che è necessario cambiare: all’Abruzzo serve una legge quadro per la ricerca e l’innovazione, una nuova legge quadro sul lavoro, sulle attività produttive, sul diritto allo studio.
Immaginiamo una Regione dove viga la trasparenza del mercato, l’effettività della concorrenza e della competizione, dove il rapporto tra pubblico e privato sia regolato da contratti chiari e codificati, sulla base di principi di legalità e di tutela dell’interesse generale dei cittadini, ove i servizi di rilevanza pubblica siano affidati a terzi, pubblici o privati, attraverso modelli europei di competizione e di trasparenza.Vogliamo ripristinare un senso etico della vita pubblica nelle istituzioni, ma anche tra gli operatori economici, perché ciascun attore pubblico e sociale, economico e istituzionale, sappia di concorrere al bene della comunità.
Il Partito Democratico è nato in Abruzzo per riformare la politica. Metteremo in campo proposte per ridurre i costi della politica e il peso della burocrazia, tagliando gli enti inutili e conservando solo quelli che possono svolgere un’effettiva funzione al servizio delle collettività con efficacia ed economicità. Proponiamo a tutte le forze politiche un patto per porre fine alla pratica dei manager degli enti e dei direttori delle Asl di nomina fiduciaria da parte della politica. Proponiamo che le nomine di manager e direttori di enti pubblici che svolgono servizi essenziali per le persone e per la collettività siano sottoposte a criteri di rigoroso accertamento delle capacità e dei meriti, affidandole a procedure imparziali ed indipendenti dalla politica.
Vogliamo costruire dall’opposizione, proponendoci come alternativa di governo, l’Abruzzo del nuovo secolo, e farlo con le tante energie e risorse di cui i nostri territori sono ricchi: la vitalità delle piccole e medie imprese, le famiglie, l’impegno e lo spirito solidaristico dei nostri lavoratori, la forza e la generosità del volontariato, l’associazionismo ed il terzo settore.

RISANAMENTO E SVILUPPO. USCIRE DALLA CRISI
La priorità per i prossimi anni dell’Abruzzo, per tornare ad essere una regione competitiva, capace di crescere e dare buona occupazione, è il risanamento dell’enorme debito pubblico, causato fondamentalmente dal deficit sanitario creato dalla Giunta Pace e dalle cartolarizzazioni. La Giunta Del Turco aveva impostato una politica di contenimento e di rientro solo in parte attuata. L’aumento delle addizionali fiscali imposto alla nostra Regione a causa del debito sanitario è oggi il principale ostacolo alla crescita economica e delle imprese. Occorre rispettare gli obiettivi di risanamento che la Regione ha concordato con il Governo, accelerarne l’attuazione al fine di ridurre o compensare entro il 2010 le addizionali fiscali che gravano su famiglie e imprese.
Il nodo da affrontare al fine di determinare le condizioni del risanamento è l’intervento rapido e strutturale sul sistema sanitario, per eliminarne le storture e gli sperperi. Occorrono decisioni drastiche e coraggiose, oltre ciò che il piano pur severo della Giunta di centrosinistra ha previsto. Bisogna evitare che la priorità del risanamento vada a togliere risorse nei prossimi anni a settori decisivi per affrontare la crisi economica nella nostra Regione: sociale, politiche di sviluppo e di sostegno alle imprese, istruzione e formazione, settori nei quali nei prossimi anni bisognerà invece spendere progressivamente di più e meglio, eliminando sprechi ed inefficienze. Una politica di risanamento severa dovrà quindi avere altri obiettivi, a cominciare dal rapido rientro del debito sanitario con le necessarie misure strutturali di contenimento e riduzione della spesa. Una politica di rigore dovrà mirare principalmente a rendere più efficiente la macchina burocratica, attraverso la riforma della Pubblica Amministrazione regionale, ad abolire gli enti strumentali inutili per ridurli a non più di 4-5 enti fondamentali di programmazione nei settori chiave (attrazione degli investimenti, turismo, politiche di sviluppo agricolo, casa…), a ridurre i costi della burocrazie e della politica, attraverso misure di moralizzazione della vita pubblica e di trasparenza nella gestione degli appalti e dei servizi, oggi troppo spesso gestiti non secondo criteri di efficienza ed economicità ed affidati all’esterno attraverso procedure opache. La codificazione dei contratti nel rapporto tra pubblico e privato, con la chiara attribuzione al pubblico di un ruolo di programmazione incisiva, a partire dalla sanità, l’affidamento a terzi, quando ne ricorrano i requisiti e la necessità, di appalti e servizi attraverso procedure europee, la creazione di un mercato competitivo e concorrenziale per la gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica dovranno essere pilastri fondamentali di una politica di rigore e risanamento.
Il risanamento non dovrà essere disgiunto da una politica di sviluppo. L’Abruzzo subirà, anzi sta già subendo, come il resto del Paese, gli effetti di una drammatica crisi economica internazionale senza precedenti. La recente indagine Cresa ha evidenziato una flessione della produzione industriale nel 2008 del 2,5% ed un ulteriore calo dell’occupazione dell’1,1%. La cassa integrazione è in crescita esponenziale, anche in realtà finora trainanti per l’economia abruzzese come le grandi aziende della Val di Sangro.
Occorre quindi che compatibilmente con le risorse disponibili, la Regioni si concentri su quelle misure che sono necessarie per sostenere la piccola e media impresa, che maggiormente subirà i contraccolpi della crisi, per affrontare le difficoltà dei lavoratori e della famiglie con reddito medio e basso, per rilanciare la crescita. Per ciò che riguarda le piccole e medie imprese, la maggiore criticità, insieme con il carico fiscale, è la stratta creditizia in atto. Sono urgenti misure che agevolino l’accesso al credito, in primo luogo con la revisione e il potenziamento dei Consorzi fidi, come proposto da diverse associazioni di categoria, per farne strumento di per la gestione delle dinamiche di prezzo del denaro, attraverso processi valutativi oggettivi, e di mitigazione del rischio delle operazioni finanziarie, attraverso anche un aumento della patrimonializzazione dei confidi, e misure che favoriscano la fusione dei consorzi. In questo contesto, bisogna ripensare il ruolo della FIRA: abolizione e costituzione di una nuova finanziaria con compiti esclusivi di sostegno al credito, con particolare riguardo ai venture capital (?).
La crescita competitiva delle imprese infine passa fondamentalmente attraverso l’investimento in ricerca, innovazione, formazione. Occorre una Regione amica delle imprese, che ne accompagni il processo di nascita e di sviluppo. La questione principale da affrontare in Abruzzo è favorire la crescita dimensionale, la capacità competitiva e la internazionalizzazione delle PMI.
Fare crescere l’Abruzzo, realizzare le politiche prima indicate, data la ristrettezza delle risorse, vuol dire innanzi tutto programmazione, scelta delle priorità, utilizzo ottimale dei fondi disponibili. Occorre non perdere l’occasione rappresentata dalla programmazione dei nuovi fondi europei e dei fondi FAS stanziati dalla Finanziaria. L’utilizzo di questi fondi va indirizzata e concentrata su pochi macro obiettivi strategici, che sono quelli che possono determinare una crescita dei vantaggi competitivi per le imprese e il rilancio dello sviluppo, riducendo le diseconomie presenti nei nostri territori. I macro obiettivi su cui lavorare sono: A) MOBILITA’ ED INFRASTRUTTURE B) ACQUA E RIFIUTI: ammodernamento, messa in efficienza e potenziamento della rete idrica regionale; creazione di un efficace e moderno sistema di smaltimento e riciclaggio dei rifiuti C) RICERCA, investendo su progetti quali quello del Campus della Val di Sangro D) ENERGIA, la riconversione ecologica dell’economia abruzzese, la ricerca e l’investimento nelle fonti pulite e rinnovabili (sole, vento, fotovoltaico, ecc.), i progetti di efficienza energetica per aziende e imprese ( l’8 per mille delle imprese abruzzesi investe in tali progetti, un dato sopra la media nazionale, più di Emilia Romagna e Lombardia) può essere una grande occasione di sviluppo e di creazione di lavoro per la nostra regione E)BONIFICA DEI SITI INQUINANTIE’ necessario infine un quadro condiviso di opere pubbliche strategiche da realizzare nei prossimi dieci anni per la modernizzazione della rete infrastrutturale regionale. Riteniamo si debba ripartire dall’intesa raggiunta tra il Governo Prodi e la Regione Abruzzo, e dal piano quinquennale Anas. Attuare il federalismo infrastrutturale con società di scopo tra Regione ed Anas per la realizzazione della pedemontana Abruzzo – Marche e di altre opere strategiche. Bisogna inoltre puntare sulle infrastrutture immateriali, che in tempi più rapidi possono contribuire a rendere più competitivi i territori abruzzesi, e a ridurre i divari tra zone più sviluppate e aree interne, con una massiccia diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione (internet, Ibs, e governement).

La politica di sostegno alla crescita deve essere accompagnata da misure volte a favorire l’occupazione, a ridurre l’impatto sociale della crisi, ad aiutare i lavoratori espulsi dai processi produttivi, ad inserire i gruppi sociali svantaggiati, i giovani e le donne nel mondo del lavoro. Le priorità sono:
- un piano straordinario per l’occupazione giovanile, utilizzando a tal fine le risorse comunitarie disponibili, attraverso tirocinii e borse lavoro, al fine di creare nel corso di un anno almeno 10 mila opportunità di lavoro, coinvolgendo imprese agenzie formative scuole e università
- l’aumento delle risorse disponibili per la cassa integrazione, con particolare riguardo alle categorie escluse dal sostegno al reddito in caso di disoccupazione: lavoratori delle imprese sotto i 15 dipendenti, contratti a tempo determinato, lavoratori atipici
- politiche di conciliazione tra lavoro e cura famigliare, con particolare riguardo ad un piano per gli asili nido e agevolazioni per le imprese che assumono manodopera femminile.
RIFORMARE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE REGIONALE.
L’altro grande obiettivo su cui il PD intende incalzare la Giunta del centrodestra è la riforma della pubblica amministrazione regionale. Un fattore decisivo della competitivita del sistema territoriale è quello della “governance”, intesa nel senso di snellimento delle funzioni amministrative della pubblica amministrazione, rinunciando a quelle orientate alla intermediazione della spesa ed alla produzione di beni pubblici non essenziali, per concentrarsi sulle funzioni di intelligence, di indirizzo politico, di coordinamento e poi di controllo e valutazione, che sono centrali alla buona realizzazione dei programmi di sviluppo. La buona governance del settore pubblico richiede una amministrazione snella che segua il principio della “accountability”, cioè sia responsabile e dia conto del proprio operato; le cui attività siano trasparenti e non burocratiche ed incomprensibili per il cittadino; che sia efficiente, nel senso che sia in grado di stabilire un buon rapporto tra valore prodotto e costo per la comunità. Queste caratteristiche richiedono alla pubblica amministrazione di rispettare regole di gestione del settore pubblico basate sul controllo di efficienza, monitoraggio valutazione e verifica presso il consumatore che paga e fruisce dei servizi. Per una buona governance è necessario che la sua attività consenta la partecipazione dei cittadini singoli ed associati alle scelte di indirizzo e soprattutto a quelle operative. Il rispetto di queste caratteristiche di governance dà alla PA la legittimità di produttore di beni pubblici essenziali. Le Regioni europee più prospere hanno seguito questa governance del settore pubblico e su di essa è fondata la trasformazione delle regioni del centro-nord; la correlazione tra questa concezione della governance e la competitività del sistema economico e sociale è forte, e si trasmette attraverso policy chiare, focalizzate ed efficienti; ma anche attraverso meccanismi di mercato concorrenziali tra istituzioni che non permettono di sviluppare rendite improprie, e altre inefficienze a spese del cittadino.
Proponiamo una radicale semplificazione degli strumenti operativi, con la creazione di un’unica Agenzia che si occupi di attrazione degli investimenti, e l’incentivazione dell’associazionismo degli enti locali, in particolare per la gestione associata degli sportelli unici per le attività produttive. In generale serve una decisa riduzione degli enti strumentali, continuando sulla strada già intrapresa dalla Giunta regionale di centro-sinistra della riduzione degli Ato sia per la gestione dei rifiuti, sia per il ciclo idrico integrato. In prospettiva, proponiamo che entro il 2013 si arrivi ad un’ulteriore riunificazione degli ambiti ottimali e ad una drastica semplificazione degli enti strumentali. Basta un solo Ato per la gestione dell’acqua, una sola agenzia regionale per la casa con il trasferimento delle competenze degli Ater ai comuni, possiamo ridurre il numero delle Asl, per arrivare a tagliare circa 40 enti inutili.
UN WELFARE PER LE PERSONE. UNA RIFORMA STRUTTURALE DELLA SANITA’Vogliamo creare in Abruzzo un moderno welfare per le persone a dimensione regionale, un welfare della solidarietà e della cittadinanza attiva, capace di sostenere ed affiancare le persone nel loro percorso di nascita, formazione, lavoro, crescita professionale, invecchiamento. Siamo consapevoli che il nuovo assetto regionalista, il processo di federalismo fiscale che sarà avviato con le riforme in discussione sul piano nazionale, determinano una sempre maggiore competenza delle regioni in questo campo, e non vogliamo trovarci impreparati. Un Welfare imperniato su politiche attive di intervento, sulla valorizzazione del ruolo del terzo settore, della cooperazione, del volontariato, capace di mettere in campo servizi mirati per le persone, non solo è una garanzia di solidarietà e di diffusione di una cittadinanza consapevole, ma è anche un formidabile volano di crescita economica, di contrasto della povertà e di opportunità di lavoro.E’ evidente che in Abruzzo non sarà possibile creare un moderno welfare per le persone se prima non mettiamo mano alla riforma strutturale del sistema sanitario regionale, abbattendo il debito accumulato, per liberare risorse e creare le condizioni di una sanità regionale efficiente e funzionale alla tutela effettiva del diritto alla salute.Il centrosinistra, in questi anni, dopo la vittoria delle elezioni del 2005, ha trovato nella sanità regionale un Sistema senza regole nel pubblico e nel privato, con indirizzi delle leggi e delle intese Stato- Regioni disattesi e inapplicati, un Osservatorio epidemiologico non messo nelle condizioni di funzionare per scarsità di risorse e personale. La prima necessità è stata quella di verificare la reale dimensione del debito, che è emerso essere superiore di tre volte a quello dichiarato, per un ammontare di circa 1,4 milioni di euro. Molto è stato fatto per affrontare questa drammatica situazione. Sono state ristabilite le regole per il pubblico e con il privato, con accertamenti veri e rigorosi che hanno portato all’individuazione di 118 milioni di somme non dovute da parte delle Asl, di cui 60 nei confronti di un solo gruppo privato. E’ stata approvata la Legge n. 6 del 2007 per stabilire i criteri di appropriatezza dei ricoveri e per i regimi alternativi al ricovero, con l’obiettivo di portare il tasso di ricoveri dell’Abruzzo che oggi è del 250 per mille alla media nazionale di 149. Così come la legge sulle autorizzazioni e gli accreditamenti, per dare regole chiare rispetto alla garanzia della qualità dei livelli di assistenza.
E’ stato varato il Piano di riordino della spesa ospedaliera con l’obiettivo di ridurre, come stabilito dalle norme nazionali, dal 5,5 per mille al 4,5 per mille il numero dei posti letto per abitante. Contestualmente al Piano di riordino, sono state approvate le linee guida del Piano Sanitario.
Il nuovo Governo regionale dovrà proseguire su questa linea già tracciata, sapendo che altre scelte difficili dovranno essere compiute per rendere più rigoroso e accelerare il processo di risanamento del sistema sanitario regionale. Non basta infatti ristabilire regole severe e chiare per ciò che riguarda il rapporto pubblico-privato, dato che gran parte del debito è comunque legato agli sprechi e alle inefficienze del sistema ospedaliero pubblico e al tasso eccessivo di ospedalizzazione. Solo quindi con scelte nette, sarà possibile liberare le risorse necessarie per una profonda ristrutturazione della sanità regionale, in direzione della qualità delle prestazioni e dell’assistenza, del rispetto dei livelli essenziali di assistenza, dell’efficienza e dell’efficacia. E’ quindi ineludibile intervenire sul nodo del ripensamento del ruolo degli ospedali pubblici, con l’aziendalizzazione degli ospedali maggiori e la riconversione dei piccoli ospedali. Il sistema ospedaliero abruzzese deve puntare sull’eccellenza, in campo scientifico, medico-sanitario, tecnologico. Solo così daremo un’assistenza di qualità a chi ne ha bisogno, ridurremo il fenomeno di chi deve andare in altre regioni o persino all’estero per curarsi dalle malattie più gravi, libereremo le risorse necessarie per sviluppare i servizi sul territorio, l’assistenza domiciliare integrata, i distretti di base.
Questi sono i presupposti per l’attuazione del Piano sanitario regionale 2008-2010 che dovrà essere attuato dal nuovo governo regionale, secondo i seguenti obiettivi strategici:- il potenziamento dell’offerta dei servizi territoriali da realizzarsi attraverso il progressivo spostamento di risorse economico-finanziarie dal macrolivello ospedaliero e con la riorganizzazione dell’assetto distrettuale;
- la ridefinizione dell’offerta ospedaliera orientata all’appropriata e tecnologicamente avanzata assistenza al paziente acuto e alla garanzia delle situazioni di emergenza- urgenza;
- il potenziamento dei servizi e degli interventi di prevenzione individuale e collettiva;- la valorizzazione dell’intero sistema delle cure primarie, anche attraverso la promozione delle forme evolute di associazionismo medico (Unità Territoriali di Assistenza Primaria , Casa della salute, ecc.);
- la sostenibilità economica del sistema a garanzia dei livelli essenziali di assistenza, attraverso una forte politica di responsabilizzazione dei generatori di spesa e una incisiva lotta agli sprechi.
L’altro pilastro di un nuovo welfare regionale è nell’integrazione socio-sanitaria. Al più presto dovrà essere attuata la riduzione del numero degli ambiti sociali, per farli coincidere con il numero e l’articolazione territoriale dei distretti sanitari di base; l’identità territoriale è il presupposto infatti indispensabile di una reale integrazione, non solo proclamata, tra politiche di intervento sociale e politiche di assistenza sanitaria.
Bisognerà inoltre sottoporre a revisione il Piano sociale regionale, per superare i limiti del piano precedentemente approvato con fretta e senza la necessaria condivisione con gli attori sociali e con il territorio. Le linee del nuovo piano dovranno essere la sussidiarietà verticale ed orizzontale, un maggiore protagonismo del terzo settore. Le criticità da affrontare sono; a) l’esistenza di una popolazione molto anziana, circa il 20% della popolazione ha più di 60 anni, con particolare riferimento al problema degli anziani non autosufficienti; b) l’assoluta insufficienza nella nostra regione degli asili nido e dei servizi per l’infanzia e l’adolescenza; c) questi due fattori ostacolano l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro, e determinano il fenomeno assai diffuso della famiglie mono reddito largamente esposte al dramma della povertà; d) la qualità delle prestazioni e quindi la necessità di investire in maniera consistente sulla formazione degli operatori.Infine, il terzo pilastro di un nuovo welfare sono le politiche del lavoro, l’integrazione tra formazione e servizi per l’impiego. Il nuovo modello sociale europeo, proiettato verso l’economia della conoscenza, mette al primo posto la strategia per l’occupazione, la crescita del capitale umano, l’occupabilità per giovani, donne e lavoratori adulti, la diffusione delle competenze. Queste priorità in Abruzzo si pongono con particolare emergenza, a fronte di un tasso di occupazione femminile tra i più bassi in Italia, di un tasso di disoccupazione giovanile al 17% rispetto alla media regionale di poco superiore al 6%.Proporremo una nuova Legge regionale per il lavoro, che consenta di non disperdere le risorse e una seria programmazione delle risorse comunitarie, da destinare alla creazione di poli di competitività, che a partire dall’analisi dei fabbisogni delle imprese colleghino strumenti operativi e politiche per l’orientamento, la formazione, il tirocinio. Si tratta di mettere in campo veri e propri network, con la partecipazione di banche, fondazioni, università, mondo della ricerca, imprese. In particolare, il tirocinio dovrà diventare lo strumento principe per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.
LO SVILUPPO SOSTENIBILE
Vogliamo fare dell’Abruzzo una regione protagonista nell’era dello sviluppo sostenibile. Per la sua tradizione e per la sua configurazione la nostra regione può svolgere un ruolo leader in questo campo. Siamo convinti che il binomio qualità della vita/qualità dell’ambiente può rappresentare la vocazione fondante dell’identità abruzzese, la sua funzione in chiave europea. La regione Abruzzo ha il primato europeo per quota del territorio coperta da aree protette: un terzo. Questa sua peculiarità, una politica di valorizzazione delle risorse ambientali e della qualità dello sviluppo possono essere anche una grande occasione per attrarre investimenti e programmi comunitari, puntando anche sulla fiscalità agevolata. L’intera strategia per la valorizzazione delle risorse ambientali si nutre di progetti di investimento e azioni di cooperazione che sfruttano le opportunità finanziarie e tematiche offerte dalle iniziative attivate dall’Unione Europea.Lo sviluppo della progettualità resta uno dei principali obiettivi in tutte le tematiche connesse alle politiche per l’ambiente: dal miglioramento della capacità di progettazione e di governo dei progetti di sviluppo sostenibile e tutela ambientale, al potenziamento delle capacità di ricerca e sviluppo e della produzione di energia rinnovabile, alla valorizzazione delle biodiversità, alla tutela e al ripopolamento faunistico degli animali a rischio, alla promozione dell’educazione ambientale, all’adozione e alla diffusione di costruzioni e tecnologie a basso impatto ambientale, alla salvaguardia idrogeologica e all’ottimizzazione dell’uso delle risorse idriche.
Inoltre, riteniamo che i territori costituiscano una risorsa per lo sviluppo, a patto di migliorarne l’attrattività attraverso politiche adeguate: efficienza ed economicità dei servizi pubblici locali, qualità dell’aria da tutelare con strumenti di monitoraggio, controllo ed intervento, efficienza della gestione dei rifiuti, ottimizzazione delle risorse idriche, disponibilità di energia.
Siamo convinti che il futuro della nostra regione è nell’unire sviluppo economico, insediamenti produttivi e qualità dell’ambiente, dell’aria, del paesaggio, valorizzazione e tutela delle risorse che il territorio esprime, conciliando industria, agricoltura, terziario.Per queste ragioni, diciamo no all’insediamento del Centro OLI, e chiediamo che il nuovo governo regionale attivi tutte le iniziative opportune e necessarie a tal fine.Valorizzare i territori significa anche mettere in campo una politica di coesione territoriale, valorizzare le diversità, metterle a rete e a sistema, per fare della regione un unico soggetto di sviluppo.
L’Abruzzo è l’unione di montagna, piccoli comuni, costa, zone interne, città distretto (Avezzano, Sulmona, Giulianova, Ortona, Lanciano, Vasto), città capoluogo e area metropolitana. Ciascuna di queste realtà deve esprimersi nelle sue potenzialità ed interconnettersi con le altre per poter dare vita a quella Regione Urbana diffusa che è l’Abruzzo, che solo in quanto tale, unita e coesa, può essere protagonista dell’economia della conoscenza e sostenibile, protagonista della competizione internazionale e dell’integrazione europea. Regione che a sua volta nella sua unitarietà deve collegarsi ai principali flussi di traffico internazionale delle merci e delle persone, facendone una regione cerniera tra il corridoio tirrenico e l’area adriatica, tra l’Europa continentale, i Balcani e più in generale l’Area Mediterranea, mediante una rete infrastrutturale moderna, efficiente, sostenibile.
Servono politiche ed interventi per i piccoli comuni, con particolare riferimento a quelli montani e delle zone interne, per ridurne l’isolamento, per favorirne l’inserimento nelle dinamiche economiche e culturali regionali, per aggregarli nella gestione dei servizi, al fine di migliorarne la qualità della vita.
Servono politiche urbane per rendere accessibili le città, per accelerarne l’ingresso, per facilitarne l’accoglienza, e per renderne più lenta, più socievole, più aggregante la vita interna, per farne comunità inclusive.
La modernizzazione della rete infrastrutturale è lo snodo decisivo per unire miglioramento della qualità della vita, tutela dell’ambiente, competitività del sistema economico. Il principale problema dell’Abruzzo è da questo punto di vista lo sbilanciamento del suo sistema di trasporti verso il trasporto su gomma, che rappresenta più del 90% del traffico di merci e di passeggeri, con un ingolfamento e sovraccarico della rete stradale. Occorre una drastica “cura del ferro”, con lo sviluppo delle rete ferroviaria, ed un potenziamento della rete portuale, che faccia dei porti abruzzesi un unico sistema integrato, anche attraverso la costituzione di un’Agenzia portuale. Le priorità sono, per il traffico di merci: lo sviluppo della rete portuale; lo sviluppo dell’intermodalità terrestre; l’evoluzione della logistica industriale; per il traffico passeggeri: lo sviluppo del SFMR (Servizio Metropolitano Ferroviario Regionale) coordinato con il Trasporto Pubblico Locale regionale e comunale; il potenziamento e la velocizzazione della rete ferroviaria regionale e della trasversale Pescara-Roma; politiche conseguenti e coordinate di accesso del traffico privato e potenziamento del sistema di parcheggi nelle aree urbane e metropolitane.Per la qualità dello sviluppo e dell’ambiente della nostra regione è fondamentale l’attuazione del Piano Energetico Regionale recentemente adottato. Negli ultimi dieci anni la produzione di energia elettrica in Abruzzo è aumentata del 60%, grazie in particolare alla crescita dell’offerta di energia da fonti non rinnovabili. La percentuale di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (40% circa) – in particolare, da fonte idroelettrica ed eolica– in Abruzzo è comunque una delle più elevate tra le regioni italiane. Nonostante lo scarso livello di diversificazione delle fonti, l’Abruzzo presenta a livello nazionale primati di innovatività sia nella produzione fotovoltaica che in quella eolica. Quasi completamente assente, e attualmente solo in fase di sperimentazione, è la produzione di energia da biomasse e rifiuti.
Il settore della produzione di energia presenta notevoli opportunità di crescita nel settore delle fonti alternative di energia (fotovoltaico, eolico, biomasse vegetali e da rifiuti) nell’ottica sia di elevare la quantità di energia disponibile (conseguendo livelli più elevati di autosufficienza e/o di sostituzione delle fonti non rinnovabili) che la sua qualità sulla strada di uno sviluppo maggiormente sostenibile.
Una maggiore autosufficienza energetica avrebbe ricadute positive anche sulla competitività del sistema produttivo regionale.
Lo sviluppo sostenibile richiede una moderna politica turistica che valorizzi tutte le risorse di cui il territorio abruzzese dispone: il turismo naturale, i parchi, i borghi, il mare e la montagna, il turismo religioso. A tal fine, proponiamo la riforma dell’APT , secondo le linee di recente proposte anche dalla Confesercenti, con le funzioni di programmazione, di informazione e promozione regionale affidati all’APT e le funzioni di promozione locale affidate ai Comuni; a fianco a ciò sarebbe importante la creazione di una struttura agile pubblico-privata per la promozione e il sostegno alla commercializzazione.

UN NUOVO PATTO ETICO TRA CITTADINI E POLITICA
Proponiamo a tutte le forze politiche regionali di concordare e condividere un nuovo patto etico, per superare la drammatica crisi di fiducia dei cittadini verso la politica, che si è manifestata con il voto del 14 e 15 dicembre. Queste le nostre proposte:1. L’affidamento a terzi di appalti e servizi pubblici di rilevanza economica avvenga sempre mediante gare ad evidenza pubblica, secondo procedure trasparenti verificabili dai cittadini.2. La scelta dei Direttori generali, dei Direttori amministrativi e dei Direttori sanitari deve essere depoliticizzata, per essere affidata ad una selezione imparziale ed oggettiva esclusivamente secondo criteri di capacità e di merito. Proponiamo che per la loro nomina sia fatta anche una procedura di valutazione e di indicazione da parte del Consiglio dei Sanitari, effettuata sulla base dei curricula, fermo restando il potere di nomina da parte del Presidente della Giunta regionale come stabilito dalla legge.3. Gli amministratori delle società pubbliche o miste di nomina regionale non percepiscano indennità nel primo anno di attività. L’indennità sarà fissata ed erogata dopo il primo esercizio, a Bilancio consuntivo approvato, sulla base dei risultati ottenuti, giudicati da un Nucleo di Valutazione composto dai presidenti regionali degli Ordini professionali.4. Vogliamo ridurre le indennità dei consiglieri regionali, e restituire alla loro funzione il valore di servizio alla collettività disinteressato e generoso. Riteniamo che le indennità dei consiglieri non debbano essere più parametrate alla condizione del magistrato di Cassazione, ma a quella dei Presidenti di Provincia e dei Sindaci dei Comuni capoluogo.5. Tutti i consiglieri regionali siano obbligati ogni tre mesi a rendicontare quanto hanno fatto per il territorio e per la regione, quante leggi regionali innovative hanno presentato, quanti provvedimenti hanno proposto per l’interesse generale della comunità, mediante la convocazione di Assemblee pubbliche aperte a tutti i cittadini, presso la sala della Provincia di appartenenza. Si stabiliscano per legge penalità per chi non adempie tale obbligo, dalla riduzione proporzionale della indennità alla sanzione mediante biasimo nella prima seduta utile del Consiglio, fino alla non ricandidabilità.
6. Si introduca nella legge elettorale regionale il limite di due legislature consecutive per la ricandidabilità dei consiglieri regionali, come avviene per i Sindaci e i Presidenti di Provincia.7. Si limiti la pratica dei cambi di “casacca” politica e di partito secondo le convenienze, chiedendo l’impegno solenne dei partiti a non candidare nelle proprie liste chi durante la legislatura cambia gruppo consigliare di appartenenza. Per quanto ci riguarda, lo stabiliremo come regola nel nostro Statuto regionale.
8. Proponiamo di vietare per legge, anche con la necessaria modifica dello Statuto della Regione Abruzzo, la costituzione di Gruppi consigliari, che non corrispondano a liste presentate alla competizione elettorale regionale, e quindi di gruppi politici e consigliari non sottoposti al vaglio dei cittadini.
9. Proponiamo di istituire un’Anagrafe patrimoniale degli eletti, degli amministratori e dei dirigenti regionali dei partiti presenti nell’Amministrazione regionale.
10. Si stabilisca l’obbligo tassativo di rendere conoscibili, mediante la pubblicazione sul portale della Regione Abruzzo, tutte le proposte di decisione e le decisioni adottate dal Consiglio, dall’Ente Regione e da tutti gli Enti controllati dalla Regione Abruzzo.



QUALE PARTITO PER QUALE OPPOSIZIONE

Per costruire una credibile alternativa di governo serve un partito forte, robusto, radicato nella società e nel territorio.
Occorre una sinergia e un coordinamento efficace tra presenza istituzionale del partito, organizzazione territoriale, amministratori e gruppi dirigenti, nel rispetto dell’autonomia tra partito e istituzioni. Non un partito di funzionari e non un partito di eletti, ma un partito di cittadini attivi e partecipi, che sappia avvalersi di una struttura organizzativa agile e “competente”, di dirigenti e di rappresentanti nelle istituzioni preparati e non inamovibili, in cui la regola sia il ricambio e il limite di due mandati per ogni tipo di incarico politico ed elettivo. Immaginiamo un partito capace di valorizzare le sue tante risorse, a partire dagli amministratori, dai volontari, dai dirigenti dei circoli, dalle tante intelligenze che lo animano, che ristabilisca un patto tra generazioni e generi, che consenta lo scambio ed il ricambio tra uomini e donne, tra dirigenti e militanti provenienti da esperienze e generazioni diverse, che torni a selezionare il gruppo dirigente. Pensiamo ad un partito articolato in due livelli: uno programmatico-istituzionale e uno politico-organizzativo tra di loro coordinati, capace di far interagire territori, competenze e rappresentanze elettive ed istituzionali, anche attraverso l’utilizzo della rete informatica.
Il PD Abruzzo si doterà di un Esecutivo suddiviso per aree tematiche, che supporti sul piano politico l’iniziativa del Gruppo consigliare, con il coinvolgimento degli stessi consiglieri regionali, degli amministratori e degli eletti, affiancato da forum che si avvalgano dell’apporto e del contributo dei cittadini, portatori di interessi e di competenze. Questo Esecutivo dovrà essere affiancato da una Segreteria snella ed operativa, da organi collegiali che funzionino democraticamente, capaci di assicurare rapidità e trasparenza alle decisioni. Fondamentale sarà la creazione di un’Area studi, ricerche e formazione del partito per l’elaborazione delle politiche e degli indirizzi, la formazione dei gruppi dirigenti.
Infine occorre una revisione dello Statuto di recente approvato, alla luce delle esperienze di questi mesi, per rendere più chiare e rigorose le regole della vita interna, a partire dalle incompatibilità tra incarichi di partito e incarichi istituzionali che devono essere disciplinate in maniera chiara al fine di evitare sovrapposizioni di competenze e di ruoli.
Un partito radicato e capace di iniziativa ha bisogno di organizzazione e risorse, e a tal fine occorre una rigorosa applicazione di quanto prevede il Regolamento finanziario regionale, in particolar modo per quanto attiene il sostegno economico degli amministratori e degli eletti alla attività del partito.
Vogliamo costruire un partito fortemente innovativo nei metodi e nei contenuti, che si apra alla società, che funzioni secondo criteri di ricambio e rinnovamento dei gruppi dirigenti, sulla base di percorsi rigorosi di formazione e selezione degli stessi. Un partito libero dai condizionamenti del passato, che sia davvero un partito nuovo e non di ex, non ossificato da notabilati e correnti cristallizzate, in cui sia possibile il pluralismo delle idee ed il confronto, ma anche capace di decidere e agire con responsabilità.
Vogliamo che il PD Abruzzo torni ad essere un partito a vocazione maggioritaria, che si propone come alternativa di governo. Ciò non vuol dire pensarsi come autosufficienti. Il PD si impegna al dialogo con tutte le forze di opposizione in Consiglio regionale per costruire una piattaforma programmatica ed iniziative condivise. Lavoreremo affinché alle prossime elezioni amministrative si costruiscano, sulla base di una reale condivisione programmatica, nuove alleanze, che uniscano tutte le forze democratiche moderate riformiste e progressiste, compresa l’UDC. Le elezioni amministrative della prossima primavera dovranno essere il banco di prova di una nuova larga e durevole alleanza riformista per l’Abruzzo, di cui il PD si candida ad essere punto di riferimento centrale.

giovedì 18 dicembre 2008

Comunicato dei coordinatori provinciali sul commissariamento del partito

COMUNICATO STAMPA
I coordinatori provinciali , Peppino Di Luca, Antonio Castricone, Michele Fina, Silvio Paolucci hanno rilasciato la seguente dichiarazione:
«Condividiamo le dichiarazioni di Veltroni sulla necessità di fare di più e di sentire su tutti noi la responsabilità di non avere reso chiaro ciò che il Pd può essere di nuovo. Per questo è necessario procedere a un radicale rinnovamento non solo generazionale, bensì esteso dei gruppi dirigenti del partito per superare totalmente la paralizzante suddivisione in ex Margherita ed ex Ds e di gruppi dirigenti che hanno dato tanto ma che hanno avuto tanto dai partiti cui provengono. A tutti livelli. Regionale, Provinciale, locale. E’ necessario cambiare. Occorre presentarsi in modo nuovo e con volti nuovi. Ed occorre che i gruppi dirigenti storici siano molto generosi. Debbono esserlo. Hanno avuto tanto per poter esserlo oggi.
Andava fatto da luglio e in tanti si sono assunti la responsabilità di rinviare queste scelte. Ora basta. Siamo tutti in discussione.
Occorre riscrivere il nostro rapporto con la giustizia.
Chiedendo rapidità nel giudizio per gli indagati. Che si faccia luce su tutta la politica. Non crediamo affatto che il problema sia solo il PD. E’ incredibile che si stia attuando una campagna che faccia sembrare esattamente questo. Qualcuno si sta assumendo una enorme responsabilità di minare lo stare insieme in una società. Siamo certi che il tempo ci darà ragione.
E’ necessario ripensare il modo dello stare insieme. E’ inaccettabile l’atteggiamento avuto da tanti verso il PD ed in particolar modo la costante campagna di aggressione dell’IDV e del PRC nei nostri riguardi.
Si riparte da Costantini capo dell’opposizione. E’ impensabile che torni a Roma. Era un impegno di campagna elettorale.
Ed è’ necessario aprire all’UDC. Non può essere in discussione.
A nostro avviso questo è il mandato, che auspichiamo breve, per il nuovo commissario regionale Brutti. Su questo noi ci stiamo. Su questo misureremo il nostro ruolo di coordinatori provinciali, rimettendo il mandato se ciò verrà respinto per la seconda volta.»

Chieti, 18 dicembre 2008
Michele Fina
Antonio Castricone
Peppino Di Luca
Silvio Paolucci

mercoledì 1 ottobre 2008

AGENDA ABRUZZO 2008/2013. Manifesto programmatico del PD Abruzzo

AGENDA ABRUZZO 2008/2013

Manifesto programmatico del Partito Democratico d’Abruzzo

La politica abruzzese in questi mesi sta andando a velocità vertiginosa, come avviene in tutte le fasi di crisi e di cambiamento. La grave crisi istituzionale e politica che si è aperta il 14 luglio 2008 è in realtà il punto di arrivo di un sempre maggiore distacco tra esigenze della nuova fase di sviluppo dell’Abruzzo e risposta inadeguata delle classi dirigenti.
La crisi dell’Abruzzo non è riducibile alla sola questione morale, pure presente, ma è una crisi di classi dirigenti. Il centrosinistra, insieme con le forze sociali ed imprenditoriali abruzzesi, aveva saputo traghettare l’Abruzzo fuori dal guado della transizione da regione assistita a regione competitiva. Dopo il ‘98, con l’ingresso dell’Euro, conclusasi la fase del regime transitorio di fuoriuscita dall’obiettivo 2, l’Abruzzo aveva bisogno di un salto di qualità, di avviare una terza fase della sua crescita. Cosa che non è avvenuta; se negli anni novanta, l’Abruzzo era la regione che cresceva di più nel centrosud, avvicinandosi alle posizioni delle regionali centrali per standard di crescita, nell’ultimo decennio invece è diventata una delle regioni che cresce meno, perdendo posizioni.
Il fatto è che con l’inizio del nuovo secolo l’Abruzzo avrebbe avuto bisogno di una nuova classe dirigente regionalista. Bisognava passare dalla filosofia dell’utilizzo discrezionale delle risorse pubbliche, che in passato ha anche prodotto crescita e sviluppo, pur se distorto, dalla filosofia dell’intermediazione amicale tra politica ed interessi, tra interessi pubblici e soggetti economici, alla filosofia della programmazione intelligente delle risorse, alla capacità della politica di fare sistema tra i territori, promuove servizi pubblici efficienti, favorire la crescita del capitale umano. Questo salto non è avvenuto. Nessuno dei governi regionali che si sono succeduti sono stati capaci di affrontare i nodi delle riforme strutturali di cui l’Abruzzo aveva necessità. A partire da quella del sistema sanitario, che assorbe l’80% delle risorse regionali, impedendo politiche di sviluppo adeguate e la creazione di un sistema di servizi socio-assistenziali moderni.
Ora siamo già in un'altra fase.
La riflessione su ciò che è stato deve insegnarci gli errori da non ripetere, ma il 30 novembre siamo già chiamati a scegliere il futuro. La difficoltà, ma è qui la nostra sfida, è spostare in avanti la discussione, evitare un confronto con la testa rivolta al passato, ad un passato anche recente, ma che già appartiene ad un’altra era politica dell’Abruzzo. Siamo consapevoli che se l’Abruzzo non crea le condizioni per avvicinarsi alle regioni europee più avanzate di analoghe dimensioni nei prossimi 5 anni, rischia di tornare drammaticamente indietro. La sfida per la classe dirigente abruzzese è darsi una missione condivisa, dare un senso all’impegno delle imprese, dei lavoratori, dei vari attori sociali ed economici della regione. Ed è questo il compito precipuo della politica.
Tre sono gli assi per l’Agenda abruzzese: creazione di un welfare state per le persone moderno, a partire da una profonda e radicale rottura con il passato sistema sanitario regionale; crescita ed internazionalizzazione delle imprese abruzzesi, attraverso politiche di sostegno per l’innovazione e la ricerca; fare dell’Abruzzo una regione protagonista nella sostenibilità ecologica, creare un sistema infrastrutturale moderno ed efficiente, sostenibile sotto il profilo ambientale.
Il Partito Democratico è nato in Abruzzo il 14 ottobre 2007 per avviare una nuova stagione della politica regionale. Una nuova stagione della programmazione, in primo luogo, affinché l’Ente regione torni a svolgere la sua funzione di legislatore e di programmatore dello sviluppo, riformando i sistemi che è necessario cambiare: all’Abruzzo serve una legge quadro per la ricerca e l’innovazione, una nuova legge quadro sul lavoro, sulle attività produttive, sul diritto allo studio.
Una nuova stagione della regione, che torni ad essere comunità condivisa che sa e può riconoscersi nella Regione come Istituzione.
Immaginiamo l’Abruzzo REGIONE URBANA diffusa, in cui siano esaltate le vocazioni di sistema dei territori. Immaginiamo una Regione dove viga la trasparenza del mercato, l’effettività della concorrenza e della competizione, dove il rapporto tra pubblico e privato sia regolato da contratti chiari e codificati, sulla base di principi di legalità e di tutela dell’interesse generale dei cittadini, ove i servizi di rilevanza pubblica siano affidati a terzi, pubblici o privati, attraverso modelli europei di competizione e di trasparenza.
Vogliamo ripristinare un senso etico della vita pubblica nelle istituzioni, ma anche tra gli operatori economici, perché ciascun attore pubblico e sociale, economico e istituzionale, sappia di concorrere al bene della comunità.
Immaginiamo un Abruzzo moderno, che affidi il suo futuro alla ricerca, l’innovazione, le competenze, l’elevamento del capitale umano.
Immaginiamo un Abruzzo delle oltre 125 mila imprese attive, capace di accompagnarne la nascita e la crescita dimensionale e competitiva.
Crediamo nel valore del metodo della concertazione, come strumento di condivisione delle scelte che riguardano lo sviluppo dei territori e della regione, tra governo regionale, sindacati e imprese; tra Regione ed enti locali, forze associative, organizzazioni del terzo settore.
Il Partito Democratico è nato in Abruzzo per riformare la politica. Ridurremo i costi della politica e il peso della burocrazia, tagliando gli enti inutili e conservando solo quelli che possono svolgere un’effettiva funzione al servizio delle collettività con efficacia ed economicità. Porremo fine alla pratica dei manager degli enti e dei direttori delle Asl di nomina fiduciaria da parte della politica. Le nomine di manager e direttori di enti pubblici che svolgono servizi essenziali per le persone e per la collettività saranno sottoposte a criteri di rigoroso accertamento delle capacità e dei meriti, affidandole a procedure imparziali ed indipendenti dalla politica.
Vogliamo costruire l’Abruzzo del nuovo secolo, e farlo con le tante energie e risorse di cui i nostri territori sono ricchi: la vitalità delle piccole e medie imprese, le famiglie, l’impegno e lo spirito solidaristico dei nostri lavoratori, la forza e la generosità del volontariato, l’associazionismo ed il terzo settore.


1° ASSE: IMPRESE, COMPETITIVITA’, CRESCITA.

Secondo il recente studio del Cresa, negli ultimi dieci anni il divario tra la regione Abruzzo e le regioni europee è tornato a crescere, l’Abruzzo ha perso 20 punti a fronte dei 17 dell’Italia (fatto cento l’indicatore di sviluppo della media delle regioni europee, l’Abruzzo era a 104 nel 1995, ed è sceso a 95 nel 2005).
La diminuzione del Pil per unità di lavoro ci dice che in questi anni è diminuita la produttività ed anche la qualità del lavoro. Tutte le analisi sull’Abruzzo ci dicono che il problema fondamentale della nostra economia è la sua bassa produttività, e questo dipende dalla scarsa capacità del sistema di capitalizzarsi, di investire sulla formazione, l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo. Il 90% delle imprese ha meno di 10 dipendenti, il 97% meno di 50. Il problema principale del nostro sistema imprenditoriale, pur vivace e vitale, è la sua fragilità con cui dobbiamo fare i conti.
L’occupazione aumenta a fronte di un’economia che non cresce, ma è aumento della flessibilità e della precarietà, del fenomeno di emersione del lavoro nero e irregolare. I dati dei centri per l’impiego ci segnalano che ormai tre nuove assunzioni su quattro sono a tempo determinato, con il rischio di creare una generazione di abruzzesi abituati a vivere nell’incertezza del proprio futuro, privi di una prospettiva sicura di crescita professionale, di stabilizzazione delle relazioni famigliari e sociali.
I dati più recenti infine indicano che l’economia abruzzese è in una fase di ristagno. Ciò non dipende dal destino cinico e baro, o dalla internazionalizzazione dei mercati, ma dalla debolezza dei fattori di sviluppo del Paese e della nostra regione. Senza dimenticare il contesto economico mondiale di crisi finanziaria e i segnali preoccupanti di recessione per la economia internazionale e italiana, che certo non aiuteranno l’Abruzzo ad uscire dalle sue difficoltà, senza una politica adeguata di intervento a sostegno della crescita.
Occorre quindi una strategia per lo sviluppo. Dobbiamo aggredire con determinazione i nodi che frenano la crescita, favorire la capacità di investimento delle imprese, metterle nelle condizioni di poter competere nei mercati internazionali, non attraverso le agevolazioni e i sussidi, o mediante la protezione dalla concorrenza che è pura illusione, ma attraverso la crescita dei livelli di competitività e di innovazione. Occorrono sistemi territoriali competitivi, perché le imprese da sole non ce la fanno, hanno bisogno di fare sistema tra di loro e di allearsi con i territori, con istituzioni funzionanti, scuole, università e agenzie formative amiche dello sviluppo e della crescita della conoscenza, hanno bisogno di servizi locali efficienti ed economici, contesti sociali favorevoli contrassegnati da alti livelli di coesione e di inclusività.
Questi sono gli obiettivi strategici che individuiamo per far ripartire l’Abruzzo e per farlo entrare nel novero delle regioni più avanzate nel campo della futura economia della conoscenza:

1. FISCALITA’. Oggi il principale fattore di ostacolo all’insediamento e alla crescita delle imprese nella nostra regione è dato dall’eccessivo livello della fiscalità; se vogliamo ridurre le aliquote fiscali che oggi gravano sulle imprese, che sono vincolate fino al 2010 per coprire parte del debito sanitario regionale, serve rendere ancora più rigoroso e severo il piano di rientro dei debiti del sistema sanitario ed una politica di tagli alla spesa pubblica regionale, intervenendo sulla maggiore efficienza ed economicità degli apparati pubblici, sui tagli agli sprechi e alla riduzione degli enti pubblici, tagliando quelli non funzionali.

2. PROGRAMMAZIONE OTTIMALE DELLE RISORSE. Data la scarsità di risorse di cui la nostra regione disporrà nei prossimi anni, a causa dell’enorme debito regionale, occorre non perdere l’occasione rappresentata dalla programmazione dei nuovi fondi europei e dei fondi FAS stanziati dalla Finanziaria. L’utilizzo di questi fondi va indirizzata e concentrata su pochi macro obiettivi strategici, che sono quelli che possono determinare una crescita dei vantaggi competitivi per le imprese e il rilancio dello sviluppo, riducendo le diseconomie presenti nei nostri territori. I macro obiettivi su cui lavorare sono: A) MOBILITA’ ED INFRASTRUTTURE B) ACQUA E RIFIUTI: ammodernamento, messa in efficienza e potenziamento della rete idrica regionale; creazione di un efficace e moderno sistema di smaltimento e riciclaggio dei rifiuti C) RICERCA, investendo su progetti quali quello del Campus della Val di Sangro D) ENERGIA, la riconversione ecologica dell’economia abruzzese, la ricerca e l’investimento nelle fonti pulite e rinnovabili (sole, vento, fotovoltaico, ecc.), i progetti di efficienza energetica per aziende e imprese ( l’8 per mille delle imprese abruzzesi investe in tali progetti, un dato sopra la media nazionale, più di Emilia Romagna e Lombardia) può essere una grande occasione di sviluppo e di creazione di lavoro per la nostra regione E)BONIFICA DEI SITI INQUINANTI

3. POTENZIAMENTO DELLE INFRASTRUTTURE: occorre un quadro condiviso di opere pubbliche strategiche da realizzare nei prossimi dieci anni per la modernizzazione della rete infrastrutturale regionale. Riteniamo si debba ripartire dall’intesa raggiunta tra il Ministro Di Pietro e la Regione Abruzzo , e dal piano quinquennale Anas. Attuare il federalismo infrastrutturale con società di scopo tra Regione ed Anas per la realizzazione della pedemontana Abruzzo – Marche e di altre opere strategiche. Bisogna inoltre puntare sulle infrastrutture immateriali, che in tempi più rapidi possono contribuire a rendere più competitivi i territori abruzzesi, e a ridurre i divari tra zone più sviluppate e aree interne, con una massiccia diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione (internet, Ibs, e governement).

4. CRESCITA ED INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE. Occorre una Regione amica delle imprese, che ne accompagni il processo di nascita e di sviluppo. La questione principale da affrontare in Abruzzo è favorire la crescita dimensionale, la capacità competitiva e la internazionalizzazione delle PMI. A tal fine servono politiche mirate: A)una legge sull’innovazione e la ricerca che fornisca strumenti per favorire i processi di innovazione ricerca e sviluppo delle piccole imprese; B) politiche per le produzioni di distretto e di filiera, con l’istituzione di bond di distretto o di filiera , fondi di investimento e di garanzia finalizzati esclusivamente ad accrescere gli investimenti in ricerca ed innovazione da parte di imprese di un preciso distretto o filiera produttiva abruzzese, attraverso soprattutto la canalizzazione dei risparmi locali; C) politiche per l’accesso al credito con la attivazione di prestiti partecipativi e la partecipazione al capitale di rischio; D) politiche di promozione commerciale dei prodotti abruzzesi, per diffondere il Marchio Abruzzo nel mondo.

5. INVESTIRE NEL CAPITALE UMANO. Investire in capitale umano, ricerca e innovazione è la leva più importante per favorire l’internazionalizzazione e la competitività delle imprese. Servono competenze scientifiche, cultura dell’innovazione, qualifiche trasversali. Bisogna promuovere una rete di saperi multidisciplinari sapendo di cosa hanno bisogno le imprese, attraverso l’analisi dei fabbisogni delle economie territoriali e dei sistemi di imprese. Occorre che le istituzioni sappiano organizzare filiere, sistemi territoriali tra imprese, scuole, sistema universitario, operatori della formazione professione capaci di coordinare le politiche formative, l’orientamento e l’inserimento nel mondo lavorativo. Bisogna sviluppare nella nostra regione la Formazione tecnica di livello superiore e universitario d’eccellenza, come strumento cardine per fornire al sistema economico le competenze di cui le imprese necessitano. Infine, l’Abruzzo spende in ricerca e sviluppo meno dell’1%, a fronte della media italiana dell’ 1,5%, e di una media UE del 2,5%. Questo differenziale va assolutamente ridotto nei prossimi anni con politiche e scelte coraggiose.

6. MODERNIZZARE L’ISTITUZIONE REGIONALE. L’altro grande pilastro della competitivita del sistema territoriale è quello della “governance”, intesa nel senso di snellimento delle funzioni amministrative della pubblica amministrazione, rinunciando a quelle orientate alla intermediazione della spesa ed alla produzione di beni pubblici non essenziali, per concentrarsi sulle funzioni di intelligence, di indirizzo politico, di coordinamento e poi di controllo e valutazione, che sono centrali alla buona realizzazione dei programmi di sviluppo. La funzione precipua della governance è quella di stabilire le regole del gioco e gli indirizzi di governo e di farle rispettare, cioè di regolare i rapporti economici sociali e politici. In secondo luogo essa è gestione del settore pubblico. La buona governance del settore pubblico richiede una amministrazione snella che segua il principio della “accountability”, cioè sia responsabile e dia conto del proprio operato; le cui attività siano trasparenti e non burocratiche ed incomprensibili per il cittadino; che sia efficiente, nel senso che sia in grado di stabilire un buon rapporto tra valore prodotto e costo per la comunità. Queste caratteristiche richiedono alla pubblica amministrazione di rispettare regole di gestione del settore pubblico basate sul controllo di efficienza, monitoraggio valutazione e verifica presso il consumatore che paga e fruisce dei servizi. Per una buona governance è necessario che la sua attività consenta la partecipazione dei cittadini singoli ed associati alle scelte di indirizzo e soprattutto a quelle operative. Il rispetto di queste caratteristiche di governance dà alla PA la legittimità di produttore di beni pubblici essenziali. Le Regioni europee più prospere hanno seguito questa governance del settore pubblico e su di essa è fondata la trasformazione delle regioni del centro-nord; la correlazione tra questa concezione della governance e la competitività del sistema economico e sociale è forte, e si trasmette attraverso policy chiare, focalizzate ed efficienti; ma anche attraverso meccanismi di mercato concorrenziali tra istituzioni che non permettono di sviluppare rendite improprie, e altre inefficienze a spese del cittadino. Queste riforme obbligano a ridurre le aree dell’intervento pubblico, a fondarlo il più possibile su strumenti automatici privi di discrezionalità. Al tempo stesso richiedono di concepire e valorizzare maggiormente il ruolo delle politiche pubbliche che è quello di dare indirizzi politici, coordinare e stimolare comportamenti ed attività che vanno realizzate dal settore privato o comunque con modalità fortemente ispirate al mercato che ne è arbitro e regolatore in qualità e quantità. La collaborazione con il settore privato va conseguentemente fondata sulla partecipazione al disegno comune e non su incentivi i cui benefici si annullano, per gli aggravi di costo, dovuto al complesso apparato burocratico dei processi amministrativi di concessione, erogazione e controllo.
Proponiamo in questa direzione una radicale semplificazione degli strumenti operativi, con la creazione di un’unica Agenzia che si occupi di attrazione degli investimenti, e l’incentivazione dell’associazionismo degli enti locali, in particolare per la gestione associata degli sportelli unici per le attività produttive. In generale serve una decisa riduzione degli enti strumentali, per limitarli a non più di 4 o 5 enti per le funzioni essenziali di programmazione dello sviluppo economico e sociale, continuando sulla strada già intrapresa dalla Giunta regionale della riduzione degli Ato sia per la gestione dei rifiuti, sia per il ciclo idrico integrato. In prospettiva, vogliamo lavorare perché entro il 2013 si arrivi ad un’ulteriore riunificazione degli ambiti ottimali e ad una drastica semplificazione degli enti strumentali. Basta un solo Ato per la gestione dell’acqua, una sola agenzia regionale per la casa con il trasferimento delle competenze degli Ater ai comuni, possiamo ridurre il numero delle Asl, per arrivare a tagliare circa 40 enti inutili.

2° ASSE: WELFARE PER LE PERSONE
Vogliamo creare in Abruzzo un moderno welfare per le persone a dimensione regionale, un welfare della solidarietà e della cittadinanza attiva, capace di sostenere ed affiancare le persone nel loro percorso di nascita, formazione, lavoro, crescita professionale, invecchiamento. Siamo consapevoli che il nuovo assetto regionalista, il processo di federalismo fiscale che sarà avviato con le riforme in discussione sul piano nazionale, determinano una sempre maggiore competenza delle regioni in questo campo, e non vogliamo trovarci impreparati. Un Welfare imperniato su politiche attive di intervento, sulla valorizzazione del ruolo del terzo settore, della cooperazione, del volontariato, capace di mettere in campo servizi mirati per le persone, non solo è una garanzia di solidarietà e di diffusione di una cittadinanza consapevole, ma è anche un formidabile volano di crescita economica, di contrasto della povertà e di opportunità di lavoro.
E’ evidente che in Abruzzo non sarà possibile creare un moderno welfare per le persone se prima non mettiamo mano alla riforma strutturale del sistema sanitario regionale, abbattendo il debito accumulato, per liberare risorse e creare le condizioni di una sanità regionale efficiente e funzionale alla tutela effettiva del diritto alla salute.
Il centrosinistra, in questi anni, dopo la vittoria delle elezioni del 2005, ha trovato nella sanità regionale un Sistema senza regole nel pubblico e nel privato, con indirizzi delle leggi e delle intese Stato- Regioni disattesi e inapplicati, un Osservatorio epidemiologico non messo nelle condizioni di funzionare per scarsità di risorse e personale. La prima necessità è stata quella di verificare la reale dimensione del debito, che è emerso essere superiore di tre volte a quello dichiarato, per un ammontare di circa 1,4 milioni di euro. Molto è stato fatto per affrontare questa drammatica situazione. Sono state ristabilite le regole per il pubblico e con il privato, con accertamenti veri e rigorosi che hanno portato all’individuazione di 118 milioni di somme non dovute da parte delle Asl, di cui 60 nei confronti di un solo gruppo privato. E’ stata approvata la Legge n. 6 del 2007 per stabilire i criteri di appropriatezza dei ricoveri e per i regimi alternativi al ricovero, con l’obiettivo di portare il tasso di ricoveri dell’Abruzzo che oggi è del 250 per mille alla media nazionale di 149. Così come la legge sulle autorizzazioni e gli accreditamenti, per dare regole chiare rispetto alla garanzia della qualità dei livelli di assistenza.
E’ stato varato il Piano di riordino della spesa ospedaliera con l’obiettivo di ridurre, come stabilito dalle norme nazionali, dal 5,5 per mille al 4,5 per mille il numero dei posti letto per abitante. Contestualmente al Piano di riordino, sono state approvate le linee guida del Piano Sanitario.
Il nuovo Governo regionale dovrà proseguire su questa linea già tracciata, sapendo che altre scelte difficili dovranno essere compiute per rendere più rigoroso e accelerare il processo di risanamento del sistema sanitario regionale. Non basta infatti ristabilire regole severe e chiare per ciò che riguarda il rapporto pubblico-privato, dato che gran parte del debito è comunque legato agli sprechi e alle inefficienze del sistema ospedaliero pubblico e al tasso eccessivo di ospedalizzazione. Solo quindi con scelte nette, sarà possibile liberare le risorse necessarie per una profonda ristrutturazione della sanità regionale, in direzione della qualità delle prestazioni e dell’assistenza, del rispetto dei livelli essenziali di assistenza, dell’efficienza e dell’efficacia. E’ quindi ineludibile intervenire sul nodo del ripensamento del ruolo degli ospedali pubblici, con l’aziendalizzazione degli ospedali maggiori e la riconversione dei piccoli ospedali. Il sistema ospedaliero abruzzese deve puntare sull’eccellenza, in campo scientifico, medico-sanitario, tecnologico. Solo così daremo un’assistenza di qualità a chi ne ha bisogno, ridurremo il fenomeno di chi deve andare in altre regioni o persino all’estero per curarsi dalle malattie più gravi, libereremo le risorse necessarie per sviluppare i servizi sul territorio, l’assistenza domiciliare integrata, i distretti di base.
Questi sono i presupposti per l’attuazione del Piano sanitario regionale 2008-2010 che dovrà essere attuato dal nuovo governo regionale, secondo i seguenti obiettivi strategici:
· il potenziamento dell’offerta dei servizi territoriali da realizzarsi attraverso il progressivo spostamento di risorse economico-finanziarie dal macrolivello ospedaliero e con la riorganizzazione dell’assetto distrettuale;
· la ridefinizione dell’offerta ospedaliera orientata all’appropriata e tecnologicamente avanzata assistenza al paziente acuto e alla garanzia delle situazioni di emergenza- urgenza;
· il potenziamento dei servizi e degli interventi di prevenzione individuale e collettiva;
· la valorizzazione dell’intero sistema delle cure primarie, anche attraverso la promozione delle forme evolute di associazionismo medico (Unità Territoriali di Assistenza Primaria , Casa della salute, ecc.);
la sostenibilità economica del sistema a garanzia dei livelli essenziali di assistenza, attraverso una forte politica di responsabilizzazione dei generatori di spesa e una incisiva lotta agli sprechi.
L’altro pilastro di un nuovo welfare regionale è nell’integrazione socio-sanitaria. Entro il 31 dicembre dovrà essere ridotto il numero degli ambiti sociali, per farli coincidere con il numero e l’articolazione territoriale dei distretti sanitari di base; l’identità territoriale è il presupposto infatti indispensabile di una reale integrazione, non solo proclamata, tra politiche di intervento sociale e politiche di assistenza sanitaria.
Bisognerà inoltre sottoporre a revisione il Piano sociale regionale, per superare i limiti del piano precedentemente approvato con fretta e senza la necessaria condivisione con gli attori sociali e con il territorio. Le linee del nuovo piano dovranno essere la sussidiarietà verticale ed orizzontale, un maggiore protagonismo del terzo settore. Le criticità da affrontare sono; a) l’esistenza di una popolazione molto anziana, circa il 20% della popolazione ha più di 60 anni, con particolare riferimento al problema degli anziani non autosufficienti; b) l’assoluta insufficienza nella nostra regione degli asili nido e dei servizi per l’infanzia e l’adolescenza; c) questi due fattori ostacolano l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro, e determinano il fenomeno assai diffuso della famiglie mono reddito largamente esposte al dramma della povertà; d) la qualità delle prestazioni e quindi la necessità di investire in maniera consistente sulla formazione degli operatori.
Poiché l’integrazione tra politiche sanitarie e politiche di assistenza sociale sono il punto di partenza di un nuovo welfare regionale, proporremo inoltre che sia istituito, nel prossimo governo regionale, un unico Assessorato al Welfare, unendo sanità e politiche sociali.
Infine, il terzo pilastro di un nuovo welfare sono le politiche del lavoro, l’integrazione tra formazione e servizi per l’impiego. Il nuovo modello sociale europeo, proiettato verso l’economia della conoscenza, mette al primo posto la strategia per l’occupazione, la crescita del capitale umano, l’occupabilità per giovani, donne e lavoratori adulti, la diffusione delle competenze. Queste priorità in Abruzzo si pongono con particolare emergenza, a fronte di un tasso di occupazione femminile tra i più bassi in Italia, di un tasso di disoccupazione giovanile al 17% rispetto alla media regionale di poco superiore al 6%.
Proporremo una nuova Legge regionale per il lavoro, che consenta di non disperdere le risorse e una seria programmazione delle risorse comunitarie, da destinare alla creazione di poli di competitività, che a partire dall’analisi dei fabbisogni delle imprese colleghino strumenti operativi e politiche per l’orientamento, la formazione, il tirocinio. Si tratta di mettere in campo veri e propri network, con la partecipazione di banche, fondazioni, università, mondo della ricerca, imprese. In particolare, il tirocinio dovrà diventare lo strumento principe per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.

3° ASSE: I TERRITORI, L’AMBIENTE
Vogliamo fare dell’Abruzzo una regione protagonista nell’era dello sviluppo sostenibile. Per la sua tradizione e per la sua configurazione la nostra regione può svolgere un ruolo leader in questo campo. Siamo convinti che il binomio qualità della vita/qualità dell’ambiente può rappresentare la vocazione fondante dell’identità abruzzese, la sua funzione in chiave europea. La regione Abruzzo ha il primato europeo per quota del territorio coperta da aree protette: un terzo. Questa sua peculiarità, una politica di valorizzazione delle risorse ambientali e della qualità dello sviluppo possono essere anche una grande occasione per attrarre investimenti e programmi comunitari, puntando anche sulla fiscalità agevolata. L’intera strategia per la valorizzazione delle risorse ambientali si nutre di progetti di investimento e azioni di cooperazione che sfruttano le opportunità finanziarie e tematiche offerte dalle iniziative attivate dall’Unione Europea.
Lo sviluppo della progettualità resta uno dei principali obiettivi in tutte le tematiche connesse alle politiche per l’ambiente: dal miglioramento della capacità di progettazione e di governo dei progetti di sviluppo sostenibile e tutela ambientale, al potenziamento delle capacità di ricerca e sviluppo e della produzione di energia rinnovabile, alla valorizzazione delle biodiversità, alla tutela e al ripopolamento faunistico degli animali a rischio, alla promozione dell’educazione ambientale, all’adozione e alla diffusione di costruzioni e tecnologie a basso impatto ambientale, alla salvaguardia idrogeologica e all’ottimizzazione dell’uso delle risorse idriche.

Inoltre, riteniamo che i territori costituiscano una risorsa per lo sviluppo, a patto di migliorarne l’attrattività attraverso politiche adeguate: efficienza ed economicità dei servizi pubblici locali, qualità dell’aria da tutelare con strumenti di monitoraggio, controllo ed intervento, efficienza della gestione dei rifiuti, ottimizzazione delle risorse idriche, disponibilità di energia.

Siamo convinti che il futuro della nostra regione è nell’unire sviluppo economico, insediamenti produttivi e qualità dell’ambiente, dell’aria, del paesaggio, valorizzazione e tutela delle risorse che il territorio esprime, conciliando industria, agricoltura, terziario.

Per queste ragioni, diciamo no all’insediamento del Centro OLI, e agiremo con il nuovo governo regionale per attivare tutte le iniziative opportune e necessarie a tal fine.

Valorizzare i territori significa anche mettere in campo una politica di coesione territoriale, valorizzare le diversità, metterle a rete e a sistema, per fare della regione un unico soggetto di sviluppo.

L’Abruzzo è l’unione di montagna, piccoli comuni, costa, zone interne, città distretto (Avezzano, Sulmona, Giulianova, Ortona, Lanciano, Vasto), città capoluogo e area metropolitana. Ciascuna di queste realtà deve esprimersi nelle sue potenzialità ed interconnettersi con le altre per poter dare vita a quella Regione Urbana diffusa che è l’Abruzzo, che solo in quanto tale, unita e coesa, può essere protagonista dell’economia della conoscenza e sostenibile, protagonista della competizione internazionale e dell’integrazione europea. Regione che a sua volta nella sua unitarietà deve collegarsi ai principali flussi di traffico internazionale delle merci e delle persone, facendone una regione cerniera tra il corridoio tirrenico e l’area adriatica, tra l’Europa continentale, i Balcani e più in generale l’Area Mediterranea, mediante una rete infrastrutturale moderna, efficiente, sostenibile.

Servono politiche ed interventi per i piccoli comuni, con particolare riferimento a quelli montani e delle zone interne, per ridurne l’isolamento, per favorirne l’inserimento nelle dinamiche economiche e culturali regionali, per aggregarli nella gestione dei servizi, al fine di migliorarne la qualità della vita.

Servono politiche urbane per rendere accessibili le città, per accelerarne l’ingresso, per facilitarne l’accoglienza, e per renderne più lenta, più socievole, più aggregante la vita interna, per farne comunità inclusive.

La modernizzazione della rete infrastrutturale è lo snodo decisivo per unire miglioramento della qualità della vita, tutela dell’ambiente, competitività del sistema economico. Il principale problema dell’Abruzzo è da questo punto di vista lo sbilanciamento del suo sistema di trasporti verso il trasporto su gomma, che rappresenta più del 90% del traffico di merci e di passeggeri, con un ingolfamento e sovraccarico della rete stradale. Occorre una drastica “cura del ferro”, con lo sviluppo delle rete ferroviaria, ed un potenziamento della rete portuale, che faccia dei porti abruzzesi un unico sistema integrato, anche attraverso la costituzione di un’Agenzia portuale. Le priorità sono, per il traffico di merci: lo sviluppo della rete portuale; lo sviluppo dell’intermodalità terrestre; l’evoluzione della logistica industriale; per il traffico passeggeri: lo sviluppo del SFMR (Servizio Metropolitano Ferroviario Regionale) coordinato con il Trasporto Pubblico Locale regionale e comunale; il potenziamento e la velocizzazione della rete ferrovieria regionale e della trasversale Pescara-Roma; politiche conseguenti e coordinate di accesso del traffico privato e potenziamento del sistema di parcheggi nelle aree urbane e metropolitane.

Per la qualità dello sviluppo e dell’ambiente della nostra regione è fondamentale l’attuazione del Piano Energetico Regionale recentemente adottato. Negli ultimi dieci anni la produzione di energia elettrica in Abruzzo è aumentata del 60%, grazie in particolare alla crescita dell’offerta di energia da fonti non rinnovabili. La percentuale di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (40% circa) – in particolare, da fonte idroelettrica ed eolica– in Abruzzo è comunque una delle più elevate tra le regioni italiane. Nonostante lo scarso livello di diversificazione delle fonti, l’Abruzzo presenta a livello nazionale primati di innovatività sia nella produzione fotovoltaica che in quella eolica. Quasi completamente assente, e attualmente solo in fase di sperimentazione, è la produzione di energia da biomasse e rifiuti.
Il settore della produzione di energia presenta notevoli opportunità di crescita nel settore delle fonti
alternative di energia (fotovoltaico, eolico, biomasse vegetali e da rifiuti) nell’ottica sia di elevare la quantità di energia disponibile (conseguendo livelli più elevati di autosufficienza e/o di sostituzione delle fonti non rinnovabili) che la sua qualità sulla strada di uno sviluppo maggiormente sostenibile.
Una maggiore autosufficienza energetica avrebbe ricadute positive anche sulla competitività del sistema produttivo regionale.


I DIECI OBIETTIVI STRATEGICI

1. ACCOMPAGNARE LA NASCITA E LA CRESCITA DELLE IMPRESE. UNA LEGGE REGIONALE PER LA RICERCA E L’INNOVAZIONE.
Vogliamo accompagnare la nascita e la crescita delle imprese della nostra regione. E’ necessario approvare una legge quadro per la ricerca e l’innovazione, mettere in campo politiche per l’accesso al credito, per la promozione del Marchio Abruzzo. Attraverso la crescita dimensionale, l’internazionalizzazione, l’innovazione di processo e di prodotto delle nostre imprese possiamo far crescere il tasso di competitività del nostro sistema produttivo.
2. PORTARE IL TASSO DI OCCUPAZIONE ABRUZZESE DAL 57% AL 70%, SECONDO IL PIANO DI LISBONA.
Dobbiamo far crescere soprattutto l’occupazione femminile, particolarmente bassa, attraverso leggi ed incentivi ad hoc delle imprese che assumono donne, politiche che consentano di conciliare cura famigliare e lavoro, aumentando il numero degli asili nido e i servizi per le famiglia, l’assistenza degli anziani. Punteremo sul tirocinio, d’intesa con il sistema imprenditoriale, come strumento fondamentale per l’inserimento dei giovani, mediante accordi tra imprese, scuole e università da incentivare con una nuova Legge regionale sul lavoro.
3. ISTITUIRE UN’AGENZIA UNICA PER LO SVILUPPO E L’ATTRAZIONE DEGLI INVESTIMENTI.
Occorre superare l’attuale situazione di frammentazione di strumenti ed enti che si occupano di politiche di sviluppo e di insediamento produttivo, a fronte della mancanza di uno strumento che si occupi realmente di attrazione degli investimenti e di marketing territoriale. Proponiamo di superare i consorzi industriali, attribuendone le competenze alle Province e ai Comuni, puntare sull’associazionismo spontaneo tra gli enti locali sul modello dei patti territoriali, superando così anche l’esperienza dei distretti, e costituire un’unica Agenzia per lo sviluppo, con competenza sulle politiche di attrazione degli investimenti e di coordinamento delle politiche dello sviluppo territoriale.
4. CONSENTIRE ALLE GIOVANI COPPIE DI REALIZZARE CASE DI PROPRIETA’.
La mancanza di case, le ristrettezze e l’inaccessibilità del mercato dell’affitto sono un problema molto sentito dagli abruzzesi ed in particolare per le giovani coppie. In Abruzzo mancano 10 mila abitazioni per soddisfare i bisogni della nostra popolazione. Proponiamo una legge per l’autocostruzione delle case di proprietà. La Regione e i Comuni interessati concedono a titolo gratuito il diritto di superficie su aree in cui realizzare alloggi da destinare a nuclei famigliari, privi di case di proprietà ovvero in usufrutto, uso o abitazione. Non solo, gli enti provvederanno a predisporre a proprie spese anche i progetti esecutivi per la costruzione di fabbricati, agendo da “stazioni appaltanti”, e a svolgere un’opera di sensibilizzazione e intermediazione presso istituti bancari che risulteranno interessati all’iniziativa.
5. RIDURRE LE ALIQUOTE FISCALI, ATTRAVERSO LA RIDUZIONE DELLE ADDIZIONALI ENTRO IL 2010
Oggi il principale fattore di ostacolo all’insediamento di imprese nella nostra regione e di fuga degli investimenti è rappresentato dall’eccessivo livello dell’imposizione fiscale della nostra regione, a causa delle addizionali sulle aliquote fiscali che vanno a coprire il debito sanitario regionale. Ci proponiamo di ridurre le addizionali sulle aliquote fiscali entro il 2010 attraverso l’accelerazione, la verifica rigorosa sugli obiettivi del piano di rientro del debito sanitario e attraverso una politica drastica di contenimento e riduzione della spesa pubblica regionale, a partire dall’eliminazione degli enti regionali inutili ed il mantenimento esclusivamente di quelli che operano secondo efficacia ed economicità e ricoprono funzioni effettivamente essenziali per lo sviluppo regionale e l’interesse dei cittadini.
6. RIFORMARE LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PER REALIZZARE UNA REGIONE VICINA E FACILE. RIDURRE A NON + DI 5 GLI ENTI STRUMENTALI REGIONALI, ABOLIRNE CIRCA 40.
Occorre un forte snellimento delle procedure della pubblica amministrazione regionale e locale, con la diffusione e il funzionamento a pieno regime dei SUAP(sportelli unici per le attività produttive), l’informatizzazione degli uffici. Vogliamo portare a compimento il processo di decentramento delle funzioni e delle competenze, secondo il modello di una Regione che legifera e programma, e gli Enti locali che gestiscono ed amministrano. Vogliamo eliminare in cinque anni circa 40 enti inutili, ridurre a non più di 5 i grandi enti strumentali regionali, limitandoli alle funzioni di programmazione regionale essenziali.
7. MODERNIZZARE LA RETE INFRASTRUTTURALE, CON UNA “CURA DEL FERRO”. APPROVARE IL PIANO DEI TRASPORTI.
Pensiamo ad una legge obiettivo regionale per realizzare le infrastrutture essenziali di cui la nostra regione ha bisogno nei prossimi 5 anni. La nostra regione ha bisogno di spostare massicciamente il trasporto di passeggeri e merci dalla gomma al ferro, con il potenziamento e l’accelerazione della linea ferroviaria Pescara-Roma, la realizzazione della SFMR, con lo sviluppo dell’intermodalità ed il coordinamento con il trasporto pubblico locale. A tal fine è necessario approvare finalmente il Piano regionale dei trasporti. Occorre puntare infine sul potenziamento ed il coordinamenro del sistema portuale, con la creazione di un’Agenzia portuale.
8. FARE DELL’ABRUZZO UNA MODERNA ECONOMIA DELLA CONOSCENZA: PIU’ SAPERE, PIU’ OPPORTUNITA’. ISTITUIREMO UN PRESTITO D’ONORE PER GLI STUDENTI. AUMENTEREMO LE BORSE DI STUDIO ED IL NUMERO DI LAUREATI.
La sfida del futuro per l’Abruzzo è entrare a pieno titolo nell’economia della conoscenza, costruire un welfare del sapere. Approveremo una nuova Legge regionale per il diritto allo studio, con l’obiettivo di raddoppiare le borse di studio e istituire un prestito d’onore per gli studenti con cui finanziare le spese per gli studi universitari, per master o scuole di specializzazione. Vogliamo far crescere il numero di laureati, fino alla percentuale sulla popolazione pari a quella media delle regioni più avanzate. Puntiamo inoltre sulla nascita di un sistema di Formazione Tecnica Superiore, all’aumento del numero di lavoratori adulti coinvolti nella formazione continua e permanente.
9. ATTUARE IL PIANO SANITARIO 2008-2010. UN ASSESSORATO AL WELFARE PER INTEGRARE SOCIALE E SANITA’.
Per realizzare una riforma strutturale del sistema sanitario occorre completare e accelerare il Piano di rientro dai debiti, affrontare il nodo della riconversione dei piccoli ospedali, attuare l’integrazione socio-sanitaria con la riduzione del numero di ambiti sociali e la loro coincidenza con i distretti sanitari di base. Vogliamo puntare sull’eccellenza nel campo ospedaliero, e sul potenziamento dei servizi sul territorio e dei distretti di base. Proponiamo un unico Assessorato al Welfare, che unisca politiche sanitarie e politiche sociali.
10. ATTUARE IL PIANO ENERGETICO REGIONALE E IL PIANO RIFIUTI. FARE DELL’ABRUZZO UN PROTAGONISTA DELL’ECONOMIA SOSTENIBILE.
Vogliamo fare della qualità dell’ambiente la funzione europea della regione Abruzzo, armonizzando politiche di sviluppo per gli insediamenti produttivi e qualità dell’aria, dei paesaggi, dei territori. Per questo diciamo no al Centro Oli. Per questo vogliamo puntare sull’ottimizzazione del ciclo idrico, sul controllo e sul monitoraggio della qualità dell’aria, vogliamo dare attuazione al Piano dei rifiuti per superare le attuali criticità del nostro sistema. E’ infine decisivo per la competitività dell’economia abruzzese, accrescerne il grado di autosufficienza energetica con l’attuazione del Piano regionale.

I DIECI PUNTI DEL PATTO ETICO
Proponiamo a tutte le forze di centro-sinistra, alla nuova larga e durevole alleanza che vogliamo costruire un “decalogo”, da discutere insieme, per un Patto Etico che assicuri trasparenza, legalità, affidabilità delle classi dirigenti regionali.

1. Il futuro Governo regionale affiderà tutti i servizi pubblici a rilevanza regionale mediante gare ad evidenza pubblica.

2. La scelta dei Direttori generali, dei Direttori amministrativi e dei Direttori sanitari deve essere depoliticizzata e sottratta alla discrezionalità della politica, per essere affidata ad una selezione imparziale ed oggettiva esclusivamente secondo criteri di capacità e di merito. Proponiamo che la loro nomina sia affidata ad una procedura di valutazione e di designazione da parte del Consiglio dei Sanitari, effettuata sulla base dei curricula, fermo restando il potere di nomina da parte del Presidente della Giunta regionale come stabilito dalla legge.

3. Stabiliremo che gli amministratori delle società pubbliche o miste di nomina regionale non percepiscano indennità nel primo anno di attività. L’indennità sarà fissata ed erogata dopo il primo esercizio, a Bilancio consuntivo approvato, sulla base dei risultati ottenuti, giudicati da un Nucleo di Valutazione composto dai presidenti regionali degli Ordini professionali.

4. Vogliamo ridurre le indennità dei consiglieri regionali, e restituire alla loro funzione il valore di servizio alla collettività disinteressato e generoso. Riteniamo che le indennità dei consiglieri non debbano essere più parametrate alla condizione del magistrato di Cassazione, ma a quella dei Presidenti di Provincia e dei Sindaci dei Comuni capoluogo.

5. Tutti i consiglieri regionali saranno obbligati ogni tre mesi a rendicontare quanto hanno fatto per il territorio e per la regione, quante leggi regionali innovative hanno presentato, quanti provvedimenti hanno proposto per l’interesse generale della comunità, mediante la convocazione di Assemblee pubbliche aperte a tutti i cittadini, presso la sala della Provincia di appartenenza. Stabiliremo per legge penalità per chi non adempie tale obbligo, dalla riduzione proporzionale della indennità alla sanzione mediante biasimo nella prima seduta utile del Consiglio, fino alla non ricandidabilità.

6. Introdurremo nella legge elettorale regionale il limite di due legislature consecutive per la ricandidabilità dei consiglieri regionali, come avviene per i Sindaci e i Presidenti di Provincia.

7. Limiteremo la pratica dei cambi di “casacca” politica e di partito secondo le convenienze, chiedendo l’impegno solenne dei partiti a non candidare nelle proprie liste chi durante la legislatura cambia gruppo consigliare di appartenenza. Per quanto ci riguarda, lo stabiliremo come regola nel nostro Statuto regionale.

8. Proponiamo di vietare per legge, anche con la necessaria modifica dello Statuto della Regione Abruzzo, la costituzione di Gruppi consigliari, che non corrispondano a liste presentate alla competizione elettorale regionale, e quindi di gruppi politici e consigliari non sottoposti al vaglio dei cittadini.

9. Proponiamo di istituire un’Anagrafe patrimoniale degli eletti, degli amministratori e dei dirigenti regionali dei partiti presenti nell’Amministrazione regionale.

10. Stabiliremo l’obbligo tassativo di rendere conoscibili, mediante la pubblicazione sul portale della Regione Abruzzo, tutte le proposte di decisione e le decisioni adottate dal Consiglio, dall’Ente Regione e da tutti gli Enti controllati dalla Regione Abruzzo.